05 Febbraio 2026 - 11:22:43

di Martina Colabianchi

«L’Aquila, capoluogo dell’Abruzzo e città di straordinario valore storico e culturale, sta vivendo una crisi silenziosa ma profonda: lo spopolamento progressivo e la perdita della vita quotidiana. Nonostante gli ingenti investimenti nella ricostruzione post-sisma, la città rischia di trasformarsi in un grande contenitore vuoto, vivo solo in occasione di eventi straordinari, ma privo di quella continuità sociale, economica e umana che rende una città realmente tale».

Così, in una nota, i consiglieri comunali di opposizione Enrico Verini e Gianni Padovani si uniscono al coro di quanti denunciano una crisi che starebbe vivendo il centro storico dell’Aquila, di fatto svuotato di servizi, scuole e attività commerciali, queste ultime al centro del dibattito cittadino proprio in questi giorni a causa di numerose attività chiuse o in via di chiusura.

Secondo i dati demografici più recenti, inoltre, la popolazione del Comune dell’Aquila sarebbe scesa sotto i 70.000 abitanti, con un calo costante negli ultimi anni e che interessa soprattutto il centro, dove l’età media cresce con una percentuale di over 65 che supera il 30%.

«Questo fenomeno – dichiarano Verini e Padovani – non può essere liquidato come semplice riflesso di una tendenza nazionale, perché all’Aquila lo spopolamento è più rapido e più profondo rispetto ad altre città italiane di dimensioni simili. Se a livello nazionale la perdita di esercizi commerciale è del 30%, all’Aquila è del 90% e certo la politica di continua autorizzazione di nuovi centri commerciali periferici, non aiuta. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: serrande abbassate, attività commerciali che chiudono o non aprono mai, strade deserte per gran parte dell’anno. Il centro storico appare sempre più come un “parco urbano” ordinato e restaurato, ma privo di una vita reale».

«Gli eventi culturali e turistici, per quanto importanti, – continuano – non possono sostituire la quotidianità fatta di scuole funzionanti, famiglie residenti, bambini che giocano, studenti, lavoratori e anziani che vivono gli spazi ogni giorno».

«Particolarmente grave è la situazione delle scuole e dei servizi. La mancanza totale di istituti scolastici pienamente operativi nel centro storico scoraggia le famiglie dal tornare a viverci. Senza scuole, senza servizi di prossimità e senza un tessuto commerciale solido, la residenzialità diventa un miraggio. La strategia amministrativa degli ultimi anni sembra puntare più sull’immagine che sulla sostanza: grandi eventi, inaugurazioni, manifestazioni occasionali. Senza una popolazione stabile e senza politiche strutturali per il lavoro, l’abitare e i servizi, L’Aquila rischia di diventare un luogo visitabile ma non vivibile. Serve un cambio di rotta netto».

«Serve una visione politica che metta al centro chi la città la vive ogni giorno, non solo chi la attraversa per qualche ora. Senza questo cambio di paradigma, lo spopolamento continuerà e la ricostruzione resterà incompleta, perché una città senza cittadini è solo un guscio vuoto», concludono Verini e Padovani.