07 Febbraio 2026 - 15:25:13

di Redazione

«Nel dibattito di questi giorni sul centro storico dell’Aquila si stanno confrontando due narrazioni
opposte e ugualmente insufficienti: da un lato chi grida al collasso, dall’altro una maggioranza che
risponde brandendo numeri come fossero una assoluzione politica. La verità, come spesso accade, è più scomoda».

I consiglieri comunali de “il Passo Possibile” Emanuela Iorio, Elia Serpetti e Massimo Scimia con Americo Di Benedetto e il Presidente Fabrizio Ciccarelli si inseriscono nel dibattito precisando che «il centro non è vuoto per destino né per disaffezione spontanea dei cittadini: è vuoto perché, a quasi diciassette anni dal sisma, manca ancora una vera strategia pubblica di ricostruzione urbana e sociale».

«I dati diffusi dalla maggioranza parlano di un aumento dei residenti e di un saldo positivo tra aperture e chiusure, ma una città non vive di percentuali isolate: vive di qualità della vita, di servizi quotidiani, di condizioni che rendano possibile abitare, lavorare e investire stabilmente nel centro storico. Oggi questo non accade. Anche accettando i numeri ufficiali, resta un fatto politico evidente: il centro storico dell’Aquila non è ancora un luogo attrattivo per la residenza stabile, in particolare per famiglie, lavoratori e piccoli imprenditori. Non lo è perché mancano gli elementi strutturali che rendono una città vivibile ogni giorno, non solo attraversabile».

Il nodo delle scuole è emblematico, secondo i consiglieri: «Nel centro storico non esiste un sistema scolastico pubblico completo: né infanzia, né primaria, né secondaria di primo grado. È un’assenza enorme, che nessun evento culturale può compensare. Senza scuole non tornano le famiglie, senza famiglie non c’è domanda stabile, senza domanda stabile il commercio di prossimità resta fragile. Lo stesso vale per i servizi pubblici, per l’accessibilità, per il trasporto, per la gestione degli spazi pubblici e per il tema – rimosso ma centrale – degli affitti commerciali, che continuano a espellere le attività più deboli a favore di usi temporanei o esclusivamente turistici. Il commercio non si sostiene solo “portando gente” con gli eventi. Gli eventi possono aiutare, ma non sostituiscono la quotidianità. Un’attività economica ha bisogno di flussi prevedibili, di residenti, di studenti, di lavoratori che vivano il centro al mattino, nel pomeriggio, nei giorni feriali. Senza questa base, ogni apertura resta esposta e ogni chiusura viene liquidata come “fisiologica”, così come accade in ambito nazionale. Ma in ambito nazionale qualche amministrazione locale ha il coraggio di prenderne atto e di agire, perché contrastare il declino urbano è una responsabilità collettiva. Sarebbe comunque auspicabile un’agenda urbana nazionale con una regia stabile e risorse pluriennali».


«Come Il Passo Possibile non crediamo né alla narrazione catastrofista né a quella trionfalistica – proseguono – Crediamo che il centro storico sia una grande occasione ancora incompiuta e che serva finalmente una visione politica integrata, che tenga insieme residenza, commercio e spazio pubblico. A livello comunale alcune scelte sono non più rinviabili: occorre riportare almeno un ciclo scolastico completo (pubblico) nel centro storico, incentivare la residenzialità stabile, sostenere il commercio di prossimità con politiche su accessibilità e programmazione degli eventi, occorre un confronto reale sui canoni con programmi pluriennali che mettano insieme patti locali per la riattivazione di locali sfitti con canoni calmierati, incentivi coordinati tra pubblico e privato, logistica urbana sostenibile, welfare territoriale, è necessario governare l’equilibrio tra grande distribuzione, turismo e tessuto commerciale locale, così come lo è investire su spazi di socialità e servizi, non solo su immagine e comunicazione anche attraverso partenariati con il mondo immobiliare per integrare, nei progetti di rigenerazione, spazi per i servizi di quartiere. Si tratta di un’agenda ambiziosa, ma necessaria».

«Il centro storico dell’Aquila non ha bisogno di essere difeso a parole né descritto come un fallimento
irreversibile. Ha bisogno di scelte politiche coraggiose, che vadano oltre la propaganda e oltre
l’emergenza mediatica – concludono – I numeri possono raccontare una parte della storia. La politica ha il dovere di occuparsi del resto: della città reale, vissuta o non vissuta ogni giorno. Su questo terreno, come opposizione, continueremo a incalzare la maggioranza».