12 Febbraio 2026 - 12:46:04
di Marianna Galeota
Il giorno dopo la sentenza nel processo d’Appello bis a Perugia per la tragedia di Rigopiano si aprono nuovi scenari.
Gli avvocati dei tre ex dirigenti della Regione Abruzzo condannati hanno già manifestato la volontà di un ricorso in Cassazione. In corso di valutazione, negli uffici del procuratore generale di Perugia, Paolo Barlucchi, la possibilità di un ricorso, in particolare riguardo alle assoluzioni.
A nove anni dalla tragedia dell’hotel Rigopiano di Farindola, travolto da una valanga il 18 gennaio 2017, con 29 persone morte sotto le macerie, ieri in Corte d’Appello a Perugia dopo oltre otto ore di camera di consiglio sono arrivate tre condanne, cinque assoluzioni e due prescrizioni.
Attenderanno comunque le motivazioni della sentenza i legali di Pierluigi Caputi (Francesco Carli), Vincenzo Antenucci (Placido Pelliccia) e Carlo Visca (Diego De Carolis), condannati a due anni, pena sospesa, per disastro colposo.
«Si tratta di posizioni differenti – spiega l’avvocato De Carolis – ma, ad esempio, per quanto riguarda il mio assistito, Visca, c’è un elemento, a nostro avviso, dirimente: la Carta Localizzazione Pericolo Valanghe, documento la cui mancata applicazione ha costituito la diretta responsabilità in capo ai condannati, è stata adottata nel 2014, quando il mio assistito non aveva più alcun incarico in Regione, avendo terminato il suo operato già nel 2012».
Dall’altra parte, le reazioni dei parenti delle vittime.
«Mentre gli altri vengono prescritti o condannati con pena sospesa, a noi hanno dato l’ergastolo. Ma quale serenità? Io so solo che mia figlia non tornerà più». Senza mezzi termini ha reagito così alla sentenza Marcello Martella, padre della 24enne Cecilia, una delle 29 persone morte nel crollo dell’hotel Rigopiano di Farindola.
Qualche istante prima della lettura della sentenza, il procuratore generale Paolo Barlucchi aveva invitato i parenti delle vittime ad avere un comportamento congruo e a non lasciarsi andare a reazioni scomposte. Ma molti di loro non hanno potuto nascondere l’amarezza, accanto a un dolore che non si placherà mai.
«Per nove anni abbiamo puntato il dito contro la Regione Abruzzo la cui responsabilità è stata riconosciuta, però, solo in parte, per non parlare delle prescrizioni – ha aggiunto Gianluca Tanda, portavoce del Comitato parenti delle vittime, fratello di Marco -. Non si può parlare di serenità, dopo questa sentenza. Non è questa la verità che cercavamo fin dall’inizio, mi spiace, ma per me non si tratta di una sentenza storica».
«Ho trovato le lacrime dell’avvocato irrispettose nei confronti delle vittime – ha aggiunto Paola Ferretti, madre del receptionist 31enne dell’hotel, Emanuele Bonifazi, commentando il pianto liberatorio di Cristiana Valentini, legale dell’ex sindaco di Farindola Lacchetta, dopo l’assoluzione -. Noi da nove anni piangiamo sulla tomba dei nostri cari, mendicando un po’ di giustizia».
«Ci aspettavamo qualche condanna in più – ha ammesso Alessandro Di Michelangelo, fratello di Dino – ma ci consoliamo, come dice il procuratore, con questa sentenza storica dove lo Stato punisce la pubblica amministrazione inadempiente».
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