17 Febbraio 2026 - 12:04:25
di Martina Colabianchi
In Abruzzo quattro laureati su dieci trovano occupazione fuori dai confini regionali.
Il dato è fornito dal report Svimez 2026 “Un Paese, due emigrazioni“, che delinea ad ogni modo un quadro dell’Abruzzo come regione caratterizzata da una capacità di ritenzione del capitale umano intermedia rispetto alle altre realtà del Mezzogiorno.
Inserendosi in un contesto meridionale dove la fuga dei talenti è spesso una risposta obbligata alla carenza di opportunità locali, l’Abruzzo mostra una capacità di trattenere i propri laureati, a tre anni dal titolo, pari al 63,5%. Questo dato posiziona la regione in una fascia mediana, con una performance superiore alla Calabria, che trattiene solo il 59,2% dei suoi dottori, ma distante dalla Sardegna che raggiunge l’83,2%.
La mobilità dei laureati abruzzesi si orienta principalmente verso il Centro Italia, che assorbe il 16,9% degli occupati, seguito da flussi significativi verso il Nord-Est (8,6%) e il Nord-Ovest (8,5%).
Rispetto al Mezzogiorno nel suo complesso, dove la rotta verso l’estero sta diventando una scelta strutturale soprattutto tra le donne, l’Abruzzo registra un’emigrazione diretta fuori dai confini nazionali relativamente contenuta, pari al 2,4%.
Tuttavia, la regione partecipa pienamente al fenomeno dell’emigrazione anticipata, ovvero la scelta di molti diplomati di immatricolarsi direttamente in atenei del Centro-Nord, un passo che spesso prelude a un definitivo radicamento lavorativo fuori dal territorio d’origine.
A livello generale, il report evidenzia come il Mezzogiorno stia subendo uno svuotamento selettivo senza precedenti: se nel 2002 solo il 20% dei giovani emigrati verso il Nord era laureato, nel 2024 questa quota è balzata a quasi il 60%.
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