03 Marzo 2026 - 10:19:24
di Martina Colabianchi
Tolti i ponteggi che per anni ne hanno protetto e oscurato la facciata, è il momento di pensare alla possibile futura destinazione d’uso della scuola primaria Edmondo De Amicis, sita nel cuore del centro storico aquilano.
Ad esporsi, con una lettera aperta indirizzata all’amministrazione comunale, è il consigliere regionale del Partito democratico Pierpaolo Pietrucci che lancia l’idea di farne una Casa delle Arti che possa ospitare tutte le istituzioni culturali aquilane.

Ad accoglierle sarebbe uno spazio di grande pregio ed inserito pienamente nella storia della città. Come ricordato da Pietrucci, che ne ripercorre sinteticamente le tappe, l’edificio è nato come ospedale e fondato nel 1448 da San Giovanni di Capestrano inglobando una preesistente chiesa trecentesca realizzata dagli abitanti di Poggio Picenze. Era “il grande ospedale Maggiore”, che aveva riunito in un unico blocco i circa 30 piccoli nosocomi presenti in città e nella zona intorno.
Le trasformazioni che ha vissuto nel corso dei secoli ne hanno sempre confermato la funzione strategica, prima come infermeria militare nel 1875 e poi riadattato a scuola elementare nella prima metà del ‘900 prendendo nel 1938 l’intitolazione attuale a Edmondo De Amicis in onore dello scrittore del libro “Cuore”, ricordato con la famosa scritta che campeggiava nel cortile interno: “Piccolo soldato dell’immenso esercito, i tuoi libri sono le tue armi”.
«Proprio per questo credo sarebbe una cosa bellissima e utile, farne la Casa delle Arti – spiega Pietrucci -: il luogo dove ospitare tutte le istituzioni culturali aquilane in un ampio spazio di grande pregio e di potente valore simbolico: nel cuore della città, a fianco della Basilica di San Bernardino, vicino all’auditorium Antonellini del Ridotto e davanti al Teatro comunale che a breve tornerà a vivere e ad ospitare le stagioni di prosa».
«Sarebbe un’operazione di grande impatto perché non solo razionalizzerebbe spazi e uffici di Enti e Istituzioni oggi sparsi in diverse zone della città, ma potrebbe consentire anche una “contaminazione”, una sinergia, uno scambio quotidiano di contatti, esperienze, idee e progetti», ha continuato il consigliere Pd.
«La dimensione del fabbricato consentirebbe di immaginare operazioni culturali ed eventi che davvero proietterebbero L’Aquila su uno scenario elevato, anche oltre le importanti opportunità di questo 2026 che ci vede Capitale italiana della Cultura. Aprire un confronto su questo tema – conclude Pietrucci – sarebbe un segno di forza e di generosità da parte dell’Amministrazione. E mi auguro davvero che avremo l’occasione di farlo».
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