19 Marzo 2026 - 17:01:13
di Marianna Galeota
La Fimmg Abruzzo interrompe la trattativa sull’Accordo integrativo regionale (Air) e proclama lo stato di agitazione.
Lo annuncia lo stesso sindacato, sottolineanco che, «dopo tre anni di trattative e dopo le rassicurazioni arrivate nei mesi scorsi«, la Regione Abruzzo «non ha saputo dare certezze e ha confermato che i vincoli del piano di rientro e la situazione dei conti della sanità non consentono margini di spesa, con il rischio di commissariamento».
Dopo l’incontro in Regione che c’è stato martedì 17 marzo, il segretario della Fimmg Abruzzo, Mauro Petrucci, ricorda che si tratta di «un accordo fermo da quasi vent’anni e di una trattativa avviata ormai tre anni fa, nel corso della quale avevamo manifestato più volte la nostra disponibilità a trovare una soluzione», arrivando anche a «dichiararci pronti ad accettare una proposta economica ad isorisorse, per senso di responsabilità verso il sistema sanitario».
«Senza l’Accordo integrativo regionale – aggiunge – diventa molto difficile attuare concretamente le riforme previste dal Pnrr e dal Dm 77, che prevedono il rafforzamento dell’assistenza territoriale, con le Case della salute, gli ospedali di comunità e una maggiore integrazione tra territorio e ospedale».
L’assessore alla Salute, Nicoletta Verì, è intervenuta sullo stato di agitazione dei medici di medicina generale proclamato dal sindacato Fimmg, affermando che «non c’è nessuna volontà da parte della Regione di penalizzare la medicina generale, tutt’altro: l’indirizzo politico è quello di accogliere le istanze dei medici, ma va trovato un giusto equilibrio tra le legittime aspettative della categoria, i vincoli di bilancio e le condizioni applicate dalle altre Regioni italiane”.
«La trattativa per l’accordo integrativo regionale – ha detto l’assessore – è condotta dalla delegazione di parte pubblica della quale non fa parte l’organo politico, che però ha dettato un preciso indirizzo: evitare l’applicazione unilaterale del contratto, consentita dalla legge, cercando di recepire le richieste della categoria, fondamentale per le nuove sfide dell’assistenza sanitaria sul territorio. Sono state avanzate delle proposte nel corso dei mesi da parte dei medici, che però avrebbero impattato in modo eccessivo sui conti delle Asl, non garantendo la sostenibilità del sistema. Per questo la discussione è andata avanti nel tentativo di individuare un punto di caduta che possa soddisfare entrambe le parti»
Al centro del dibattito c’è l’indennità aggiuntiva per le Aft, le aggregazioni funzionali. La proposta dei sindacati di categoria risulta troppo onerosa e superiore di circa il 20 per cento rispetto a quella adottata negli accordi integrativi di altre Regioni.
«Siamo pronti – ha concluso l’assessore – a continuare la trattativa, ma non possiamo ignorare che l’Abruzzo oggi è una Regione in piano di rientro, i cui bilanci sono monitorati dai ministeri affiancanti. All’epoca del precedente accordo, invece, non c’era alcun vincolo e questo ha consentito l’introduzione di elementi contrattuali aggiuntivi che oggi non sono più previsti neppure dal contratto nazionale. Non ho dubbi, in ogni caso, che nei prossimi giorni sarà trovata una soluzione adeguata anche a questa vertenza, nel rispetto della normativa e degli strumenti programmatori regionali vigenti, a partire dal programma operativo 2026-2028».
Sulla questione è intervenuto anche il capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale Silvio Paolucci : «La decisione della Fimmg Abruzzo di interrompere la trattativa sull’Accordo integrativo regionale e proclamare lo stato di agitazione è un segnale gravissimo, che certifica ancora una volta il fallimento della Regione sul fronte della sanità territoriale e lo scollamento dalla realtà su cui incide anche il nuovo allarme della Fondazione Gimbe che per l’Abruzzo annuncia il rischio di ulteriori scoperture con il pensionamento di 237 medici entro il 2028»
«Invece la Regione che fa? Conferma 12 milioni di tagli nel Programma Operativo e si nasconde dietro i vincoli del piano di rientro e il rischio commissariamento che loro stessi hanno provocato, scaricando sulle spalle dei medici di medicina generale e, di conseguenza, dei cittadini, il peso della propria inerzia – ha sottolineato Paolucci – . È particolarmente grave che anche di fronte alla disponibilità dimostrata dalla Fimmg, arrivata a proporre una soluzione con risorse addirittura identiche a quelle del lontano 2006 (venti anni fa), la Regione non sia stata in grado di chiudere un accordo fondamentale per il funzionamento della sanità territoriale. Inoltre l’Ente contabilizza un taglio in modo inaudito: conteggia gli assistiti iscritti e non gli assistitili utenti, introitando come risparmio la non-iscrizione di oltre 60.000 cittadini che non sono coperti da alcun medico di medicina generale, rendendo ancora più difficoltosa la copertura di questo servizio nelle aree interne».
«Stiamo dalla parte dei medici di medicina generale, che rappresentano il primo presidio sanitario per le comunità, soprattutto per le persone più fragili, gli anziani e chi vive nei territori più difficili. Senza un accordo aggiornato, senza strumenti organizzativi e senza un riequilibrio delle risorse tra ospedale e territorio, qualsiasi riforma resterà solo sulla carta. Il rischio concreto, come abbiamo tante volte denunciato è quello di compromettere l’attuazione del PNRR e del DM 77: Case della comunità, ospedali di comunità e integrazione tra servizi non possono funzionare senza il pieno coinvolgimento e la valorizzazione della medicina generale. La verità è che manca una visione. La Regione continua a non investire sul territorio, lasciando scoperto il livello di assistenza più vicino ai cittadini, mentre le liste d’attesa crescono e i pronto soccorso restano sotto pressione. Serve un cambio di passo immediato. La Regione riapra il confronto, dia risposte concrete e smetta di rinviare. Perché senza medici di base messi nelle condizioni di lavorare, a pagare saranno ancora una volta i cittadini abruzzesi», ha concluso.
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