31 Marzo 2026 - 12:44:04

di Marianna Galeota

La prevenzione parte dalla conoscenza.

Con l’obiettivo della sensibilizzazione dei giovani al problema del bullismo e del cyberbullismo, il la segreteria abruzzese del Sindacato italiano appartenenti polizia (Siap) ha organizzato questa mattina alla scuola secondaria di primo grado Mazzini dell’Aquila, un incontro con docenti e alunni.

Un importante momento di confronto e sensibilizzazione rivolto agli studenti delle scuole secondarie di primo grado, con l’obiettivo di promuovere una maggiore consapevolezza sui rischi legati ai comportamenti violenti e alle dinamiche che possono svilupparsi anche nel mondo digitale.

All’incontro hanno preso parte esperti della Polizia di Stato, professionisti del settore psicologico e rappresentanti del mondo della scuola, che dialogheranno direttamente con i ragazzi per fornire strumenti concreti utili a riconoscere e contrastare ogni forma di bullismo, sia nella vita quotidiana che online.

Il Siap Abruzzo conferma così il proprio impegno costante nelle attività di prevenzione e formazione rivolte ai giovani, nella convinzione che la conoscenza e il dialogo rappresentino i primi strumenti per costruire una società più sicura e consapevole.

«Vogliamo ringraziare il dirigente scolastico della Mazzini, la dottoressa Lai, e i docenti che hanno consentito questo incontro con i ragazzi, perché è importante che le istituzioni entrino dentro le scuole perché il bullismo è là che nasce. Noi dobbiamo dare ai ragazzi questi momenti e gli strumenti sia per comprendere il fenomeno del bullismo che per contrastarlo. Quello che vogliamo trasmettere attraverso gli psicologi della polizia di Stato è un messaggio di consapevolezza, perché i ragazzi devono essere consapevoli che il fenomeno c’è. Il Siap è da sempre vicino ai giovani per questi tematiche. Facciamo tanti incontri su bullismo, sicurezza stradale, violenza di genere perché spesso le istituzioni sono carenti nel formare e nell’informare», ha affermato il segretario generale Siap Abruzzo Alberto Ravanetti.

La professoressa Simona Sticco, referente per il contrasto al bullismo e cyberbullismo della scuola Mazzini ha quindi precisato come sia fondamentale per i ragazzi riconoscere il fenomeno e denunciarlo.

«E’ importantissimo – ha detto – perché i ragazzi sono in un’età in cui si sentono onnipotenti e credono di sapere tutto. Usano in maniera non corretta e non controllata i social per cui, anche se sono piccoli e hanno meno di 13 anni, tutti quanti hanno il cellulare, tutti scaricano WhatsApp, tutti hanno TikTok e lo usano in maniera ovviamente impropria e spesso non c’è il controllo neanche delle famiglie. Come scuola, quindi, dobbiamo informarli intanto sui rischi e su quanti danni possono creare. Credono che siano degli scherzi, ma in realtà poi non sono solo scherzi perché non solo vanno a danneggiare un’altra persona, ma danneggiano le famiglie stesse. Sarebbe quindi auspicabile vietare i social ai minori di 13 anni, ma credo sia irrealizzabile, perché in realtà il modo di trovare la scappatoia per poter poi scaricare i social la troverebbero sempre. La cosa più importante è agire sul territorio, informare tanto i ragazzi e lavorare anche sulle emozioni, perché spessonon sono in grado di capire quali possono essere i danni che possono provocare a un loro coetaneo».