04 Aprile 2026 - 01:58:31

di Vanni Biordi

Arriva un momento preciso in cui un’istituzione smette di essere un bunker e diventa un laboratorio. Accade quando decide di aprire le porte, non per obbligo, ma per scelta strategica. Due sistemi che producono competenza in parallelo, raramente si incontrano, quasi mai si contaminano.

La convenzione firmata tra la Direzione territoriale Lazio e Abruzzo dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e l’Università degli Studi dell’Aquila non è un atto amministrativo. È una crepa in quel muro. L’accordo, siglato dal direttore territoriale dal rettore Fabio Graziosi, nasce da un’intuizione semplice. La formazione non appartiene a nessuno dei due mondi in esclusiva. Appartiene a chi ha il coraggio di condividerla.

In buona sostanza, gli studenti di Scienze biologiche potranno svolgere tirocini formativi nell’Ufficio Laboratorio di Roma dell’Agenzia, confrontandosi direttamente con le analisi e i controlli doganali. Il personale dell’Agenzia, invece, accederà a percorsi di aggiornamento organizzati dall’ateneo aquilano, con seminari e moduli didattici integrati nei programmi istituzionali. La regia accademica porta la firma del professor Francesco Giansanti e della Commissione didattica di Ateneo.

«La firma odierna conferma l’impegno dell’Agenzia per la formazione», ha dichiarato Montemagno. «Per la prima volta la Direzione territoriale sottoscrive in questa regione una Convenzione di questo tipo, dimostrando sensibilità ed attenzione per la crescita professionale del proprio personale».

Dal lato universitario, il rettore Graziosi ha inquadrato l’accordo in una logica di reciprocità: «L’accordo amplia le opportunità lavorative e di orientamento per i nostri studenti, che potranno confrontarsi direttamente con le attività doganali. Parallelamente, l’Ateneo mette a disposizione le proprie eccellenze didattiche per potenziare le opportunità formative del personale delle Dogane, favorendo uno scambio proficuo di competenze».

A mio parere, c’è un’idea che vale la pena nominare, anche se scomoda. Le istituzioni spesso assumono persone formate e poi smettono di formarle. Le università formano persone che non hanno ancora un contesto dove applicare quello che sanno. Il risultato è un sistema in cui la competenza esiste, ma non circola.

Questo accordo attacca esattamente quel paradosso. Non aggiunge risorse, le riorganizza. Non inventa nuova conoscenza, crea un canale perché quella esistente si muova. È un modello replicabile. E forse è proprio per questo che non era ancora stato fatto perché le istituzioni più solide non sono quelle che si difendono, sono quelle che insegnano.