16 Aprile 2026 - 16:11:10
di Martina Colabianchi
Accelerare il ritorno di Luigi Giacomo Passeri, il ragazzo pescarese che dall’agosto del 2023 è in carcere in Egitto, affinché sconti la pena in Italia e non in istituti di detenzione che secondo i report di Amnesty International praticano tortura e maltrattamenti.
È quanto chiesto dal deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Marco Grimaldi, che con un’interrogazione al ministro della Giustizia e a quello degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale è tornato a gettare luce sulla vicenda. Il governo italiano a febbraio si era detto pronto a chiedere all’Egitto il trasferimento in Italia del 32enne pescarese, arrestato nell’agosto del 2023 mentre era in vacanza per traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Ma, da allora, sono già passati due mesi.
A gennaio, Passeri ha avuto la condanna definitiva a 25 anni ed è attualmente recluso presso l’istituto penitenziario di Badr de Il Cairo, con la gravissima accusa passata in giudicato di traffico internazionale di droga, nonostante la famiglia abbia più volte dichiarato che l’arresto è avvenuto a causa di una modica quantità di droga trovata al giovane ragazzo.
Invocando l’Accordo Bilaterale tra Italia ed Egitto sul trasferimento delle persone condannate, ricorda Grimaldi nell’interrogazione, Luigi Giacomo Passeri, per il tramite dei suoi familiari e del suo avvocato difensore Mario Antinucci ha manifestato la volontà di essere trasferito in Italia per scontare la pena. Secondo l’accordo bilaterale italo-egiziano, è necessario liquidare all’Egitto tutte le spese di giustizia maturate nel corso del processo in relazione ai tre gradi di giudizio; le domande di trasferimento vengono trasmesse dal Ministero della Giustizia. La priorità è evitare che il ragazzo resti ancora nelle carceri egiziane.
«Sono trascorsi 2 anni e 8 mesi di detenzione cautelare senza soluzione di continuità nell’istituto di pena di Badr: è senza alcun dubbio molto importante l’impulso chiaro, netto ed inequivocabile che il Ministero della giustizia italiana può imprimere ai fini della effettività della consegna», dice il deputato Marco Grimaldi nell’interrogazione parlamentare, evidenziando come nel rapporto 2024/25 di Amnesty International si legge che “Tortura e maltrattamento sono rimasti metodi utilizzati regolarmente nelle carceri, nei commissariati di polizia e nelle strutture gestite dall’Nsa. (…) Le persone in carcere hanno continuato a essere tenute in condizioni che violavano il divieto assoluto di tortura e maltrattamento, anche attraverso il deliberato diniego di cure mediche e prolungati periodi di isolamento. Nel complesso carcerario Badr 1 e nel penitenziario del 10° Ramadan, decine di prigionieri hanno cominciato uno sciopero della fame agli inizi di giugno, per protestare contro le crudeli e disumane condizioni di detenzione, la mancanza di accesso a cure mediche adeguate, la riduzione del periodo concesso per l’esercizio fisico al di fuori della cella e le restrizioni alle visite dei familiari. Le autorità penitenziarie hanno costretto molti a terminare lo sciopero, trasferendo i prigionieri che rifiutavano il cibo in altre strutture e ponendo altri in regime di isolamento”.
«Non c’è più tempo di aspettare – aggiunge Daniele Licheri, segretario regionale di Sinistra Italiana Abruzzo -: va assicurata la tutela della dignità umana e della incolumità della persona, evitando che il ragazzo sia esposto a pericoli di torture e maltrattamenti, nel rispetto del diritto internazionale si assicuri che sconti al più presto la pena in Italia. Siamo vicini alla famiglia e ringraziamo l’avvocato Mario Antinucci per il grande lavoro che sta svolgendo».
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