16 Aprile 2026 - 16:33:27
di Vanni Biordi
La questione è antica quanto l’integrazione europea, eppure torna a farsi urgente con la forza delle crisi contemporanee: come tenere insieme la crescita e la solidarietà, la competitività dei mercati e la coesione dei territori? A Bratislava, nel corso del Summit dei Conservatori e Riformisti europei ospitato dal presidente della Regione slovacca Juraj Droba, Marco Marsilio, presidente del Gruppo ECR al Comitato europeo delle Regioni e presidente della Regione Abruzzo, ha posto la questione con la nettezza che il momento esige.
«Coesione e competitività devono coesistere e vanno coniugate nel nuovo bilancio europeo, non possiamo accettare una proposta che sacrifichi i fondi regionali sull’altare della competitività». Un monito chiaro, pronunciato davanti a una platea di amministratori locali e regionali che rappresentano la spina dorsale dell’architettura istituzionale continentale. Non una difesa corporativa di risorse, ma una visione, quella di un’Europa che non ceda alla tentazione di costruire la propria forza economica smantellando le fondamenta sociali su cui essa poggia.
Il vertice ha visto la partecipazione del vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna, dell’europarlamentare Carlo Fidanza, vicepresidente dell’ECR Party, della vicepresidente della Regione Lazio Roberta Angelilli e del sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi. A rimarcare il peso politico dell’iniziativa è arrivato anche un messaggio del vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto, che ha ribadito «la centralità delle regioni nel nuovo bilancio europeo».
Marsilio ha poi allargato la prospettiva, richiamando la lezione della crisi: «In tempi di crisi globali non possiamo dimenticare i territori, si è visto in Italia e in Europa come le amministrazioni locali siano cruciali nel sostenere le economie e le comunità perché meglio di altri conoscono le esigenze specifiche e sanno quali misure adottare». La politica di coesione, insieme con la politica agricola comune, è indicata come il volto più concreto, e più comprensibile ai cittadini, del progetto europeo. Il presidente abruzzese ha quindi indicato le priorità: sovranità alimentare, sicurezza energetica, infrastrutture. Tre parole d’ordine per colmare i divari che ancora separano il centro dalla periferia del continente.
L’Europa, in fondo, non si costruisce solo nelle grandi capitali. Si costruisce anche nelle valli dell’Appennino, nelle pianure della Slovacchia, nei borghi che aspettano ancora una fibra ottica o una strada decente. Dimenticarlo non sarebbe un errore contabile, sarebbe un tradimento di ciò che l’Europa ha promesso di essere.
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