17 Aprile 2026 - 11:58:25
di Tommaso Cotellessa
Cresce l’allarme per la morte di lupi in Abruzzo. Dopo il ritrovamento di cinque esemplari senza vita ad Alfedena, nell’area contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, e di altri cinque nei giorni scorsi nel territorio di Pescasseroli, il WWF Italia lancia un duro monito parlando di una situazione «gravissima e preoccupante».
Secondo i primi accertamenti, dietro la morte degli animali potrebbe esserci l’avvelenamento. Un’ipotesi che, se confermata, configurerebbe – secondo l’associazione – un crimine ignobile e vigliacco, capace di colpire indiscriminatamente fauna selvatica, animali domestici e persino l’uomo.
Il WWF sottolinea come nessun conflitto con le attività umane o danno economico possa giustificare azioni di questo tipo. Il lupo, ricordano, rappresenta una specie simbolo della biodiversità italiana e svolge un ruolo essenziale negli equilibri degli ecosistemi. Colpire questi animali, soprattutto in un’area iconica per la loro conservazione, significa mettere a rischio decenni di lavoro nella tutela ambientale.
L’episodio abruzzese si inserisce in un contesto più ampio e altrettanto preoccupante. Solo pochi giorni fa, in Toscana, due lupi sono stati uccisi e mutilati. Una sequenza ravvicinata di eventi che, secondo il WWF, evidenzia una deriva criminale sempre più diffusa sul territorio nazionale.
A preoccupare è anche il clima crescente di ostilità nei confronti della specie, che l’associazione lega a recenti scelte politiche, tra cui il declassamento del livello di protezione del lupo. Una decisione che, secondo gli ambientalisti, rischia non di ridurre i conflitti, ma di legittimare comportamenti illegali e incentivare il bracconaggio.
Intanto si attendono i risultati definitivi delle necroscopie affidate all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Abruzzo e Molise, mentre le indagini sono coordinate dalla Procura della Repubblica di Sulmona. Il WWF chiede il massimo impegno per individuare i responsabili e annuncia che, in caso di processo, si costituirà parte civile.
L’associazione sollecita inoltre un intervento immediato: rafforzamento dei controlli sul territorio, intensificazione delle attività investigative e azioni concrete per prevenire i conflitti tra uomo e fauna selvatica, sostenendo le comunità locali.
«Difendere il lupo – conclude il WWF – non significa solo tutelare una specie, ma proteggere la legalità, la sicurezza dei territori e il futuro della biodiversità nel nostro Paese».
Salviamo l’orso: «Almeno 12 gli esemplari di lupo trovati morti»
«Sono almeno 12 gli esemplari di lupo rinvenuti morti avvelenati in Abruzzo negli ultimi 15 giorni. Gli episodi più gravi, dopo quello di Corcumello, si sono verificati a Pescasseroli e ad Alfedena, dove hanno perso la vita dieci esemplari, a cui si aggiungono diverse carcasse di altra fauna selvatica di piccola taglia e di alcuni rapaci, segno di un impatto che va oltre le sole specie bersaglio e che coinvolge l’intero ecosistema. Le uccisioni avvenute sono ingiustificabili e rappresentano una grave ferita per il territorio e per chi lo abita e lo tutela. L’avvelenamento è un atto vile e codardo, che non può in alcun modo
essere giustificato come risposta a presunti problemi di “gestione del territorio” o di “difesa
delle attività produttive», scrive l’associazione Salviamo l’orso.
«Dietro ogni animale morto per avvelenamento c’è un gesto deliberato e indiscriminato, che provoca sofferenze estreme e mette a rischio non solo la fauna selvatica, ma anche gli animali domestici e l’equilibrio dell’intero ecosistema. La responsabilità, però, non può essere attribuita soltanto a chi materialmente compie questi atti. È altrettanto grave il fatto che non si sia riusciti a prevenire quanto accaduto, nonostante segnali e casi precedenti fossero già evidenti. Episodi come quello del 2023, in cui almeno 9 lupi e 5 grifoni furono uccisi a causa di esche avvelenate tra l’area del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e la zona di Cocullo (AQ), non hanno portato a un rafforzamento efficace dei controlli né a interventi concreti e continui sul territorio».
«Questa mancanza di prevenzione e di presenza istituzionale, soprattutto nelle aree esterne ai
parchi, contribuisce a creare zone in cui l’illegalità sembra poter agire senza conseguenze, con effetti devastanti per la fauna e per la credibilità stessa della tutela ambientale – aggiunge l’associazione –
L’inerzia, in questi casi, è complicità. Ed è altrettanto grave il silenzio. Chi sa, e non parla, sta scegliendo da che parte stare. L’omertà che si respira attorno a questi episodi è un veleno tanto quanto quello sparso nei boschi: protegge i colpevoli, isola chi denuncia, normalizza l’illegalità. Avvelenare significa colpire senza controllo: lupi, volpi, cani, rapaci. Domani potrebbe essere un orso bruno marsicano. Probabilmente è già successo visto il ritrovamento dei resti di un esemplare di questa specie, un mese fa nella medesima area. E quando succederà di nuovo, sarà troppo tardi per indignarsi. Noi di Salviamo l’Orso non accetteremo che questo venga archiviato come l’ennesimo fatto isolato. Non lo è. È il risultato di un clima malato, in cui chi distrugge la fauna selvatica e avvelena il territorio, si sente libero di farlo, certo di non pagare conseguenze. Serve un’assunzione di responsabilità immediata. Servono controlli, indagini serie, sanzioni esemplari. Ma serve soprattutto rompere questo muro di silenzio».
Pd: «Una mattanza, governo Meloni fa la guerra alla natura»
«È una mattanza. Non un fatto isolato. È il frutto avvelenato di un clima politico che questo Governo ha deliberatamente coltivato. Il governo Meloni ha scelto di fare la guerra alla natura”. Con queste parole le deputate del Pd Eleonora Evi e Patrizia Prestipino commentano il ritrovamento di cinque lupi morti nell’area adiacente al Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. “Da mesi – continuano le parlamentari – promuove politiche che indeboliscono la tutela della fauna, a partire dal ddl Malan-Lollobrigida, che punta a più caccia e meno aree protette ed è osteggiato da numerose associazioni. Quando si descrive il lupo come un problema da abbattere non ci si può stupire se qualcuno passa dalle parole ai fatti. Il lupo appenninico è un simbolo della biodiversità italiana e va difeso».
Le deputate, esprimendo solidarietà al Parco, chiedono al governo di ritirare il ddl e sollecitano “un impegno trasversale e inequivocabile: un vero trattato di pace con la natura”.
Parla di «gravità inaudita» il capogruppo di Avs in consiglio regionale d’Abruzzo, Alessio Monaco.
«Il veleno – afferma – è la sconfitta di tutti: non colpisce solo il lupo, ma anche altre specie e danneggia l’immagine e l’economia di un territorio che sul Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise ha costruito la propria reputazione. Niente può giustificare il ricorso a pratiche illegali. Si trovino i responsabili. Ma serve anche una risposta politica, a partire dalla prevenzione: strumenti come recinzioni elettrificate, cani da guardiania e indennizzi rapidi restano sottofinanziati».
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