21 Aprile 2026 - 18:35:55
di Tommaso Cotellessa
Non solo accoglienza, ma integrazione reale costruita attraverso studio, formazione e partecipazione attiva alla vita sociale. È questo il cuore della giornata di riflessione in programma giovedì 23 aprile presso la Sala Rivera di Palazzo Fibbioni, dedicata ai corridoi universitari per rifugiati e ai percorsi di inclusione.
L’iniziativa è promossa dall’Adsu L’Aquila insieme all’Università degli Studi dell’Aquila, al Conservatorio “A. Casella” e all’Accademia di Belle Arti, all’interno del calendario del Coolture Fest 2026, legato alle attività per L’Aquila Capitale Italiana della Cultura.
Obiettivo dichiarato: accendere i riflettori sull’inclusione accademica come strumento concreto per contrastare marginalità e fragilità sociali.
«Vogliamo ribadire il ruolo dell’Adsu come presidio di inclusione», afferma la presidente Marica Schiavone, sottolineando come i corridoi universitari rappresentino «un accesso regolato e sicuro alla formazione», capace di tradursi in integrazione concreta.
La giornata si aprirà alle 10 con gli interventi del mediatore culturale e scrittore Salvatore Lanuzza, della delegata Univaq Unicore Francesca Colella e del saggista e storico Salvatore Santangelo.
Spazio anche alla dimensione artistica, con un approfondimento sull’opera della studentessa Deanna Re, seguito da un intermezzo musicale affidato ai violinisti Dario Enna e Tommaso Lunghi.
Alle 12, la tavola rotonda entrerà nel vivo del dibattito sull’integrazione, con la partecipazione della consigliera comunale Stefania Pezzopane e dell’assessore all’Urbanistica Francesco De Santis. A moderare sarà il direttore dell’Adsu, Michele Suriani.
Proprio Suriani richiama l’attenzione su un punto chiave: «Mettere lo studente al centro significa costruire percorsi capaci di rispondere ai bisogni formativi e sociali, soprattutto nei contesti più complessi».
I corridoi universitari, in questa prospettiva, non sono solo una misura emergenziale, ma un modello strutturato: un sistema che combina accesso allo studio, servizi e relazioni, dove la cultura diventa leva concreta di integrazione.
Una visione ambiziosa, che prova a spostare il dibattito: dall’assistenza alla costruzione di opportunità reali. E lì si gioca la differenza tra inclusione formale e integrazione che funziona davvero.
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