26 Aprile 2026 - 11:15:59
di Martina Colabianchi
Ad ormai quasi quattro mesi dall’inizio dell’anno di Capitale Italiana della Cultura, a L’Aquila continua a registrarsi un pesante ritardo nella pubblicazione dei bandi per l’organizzazione degli eventi per i comuni del cratere.
A denunciare nuovamente l’impasse è il capogruppo del Partito democratico in Consiglio comunale Stefano Albano. Il tema è stato discusso giovedì nel corso di una commissione dove sono stati auditi l’assessore Ersilia Lancia e il dirigente del settore competente Fabio De Paulis.
A mancare sono gli esiti dell’avviso Restart-Filone B2 rivolto alle associazioni culturali locali, mentre monta il malcontento tra i sindaci del cratere, inclusi quelli di centrodestra, «per il solito accentramento nelle mani di Biondi che li ha esclusi da qualsiasi collegialità nelle scelte anche nel progetto rivolto proprio ai loro comuni», l’affondo di Albano.
A questo punto si pone la domanda su che fine faranno i progetti presentati nel bando e che erano stati pensati per i primi mesi dell’anno. Il dirigente De Paulis ha affermato che sono state ricevute 48 domande delle quali 14 ritenute ammissibili alle quali si aggiungono circa 33 soccorsi istruttori di cui 24 positivi e finanziati tutti tranne 3. «Ebbene – continua Albano -, quasi a maggio, questa è la prova che il programma è ancora incompleto, soprattutto della parte che doveva stimolare dal basso la partecipazione dei cittadini».
«L’assessora Lancia in commissione ha detto che alcuni percorsi partecipativi li stanno attivando adesso, e che sono tali percorsi ad aver contribuito ai ritardi dei bandi, affermazione che appare quantomeno surreale se pronunciata il 23 aprile dell’anno della Capitale», prosegue Albano.
C’è poi l’avviso Restart-Filone C, quello dedicato alle iniziative previste per i comuni del comprensorio, che ancora non viene nemmeno pubblicato. Questi ritardi, per i dem, non fanno altro che confermare la loro preoccupazione che il programma di Capitale della Cultura si sarebbe ridotto ai soli mesi estivi, in una città che sta faticando anche dal punto di vista del turismo.
A nome di decine di operatori del turismo che operano nelle aree periferiche della città, Daniele D’Angelo è intervenuto durante il dibattito in commissione denunciando una contrazione di presenze e prenotazioni in questo anno, segnalando oltretutto che in diversi hanno chiuso le proprie strutture, specie nei giorni infrasettimanali, perché i costi di apertura sarebbero controproducenti, e che dei turisti pervenuti finora, solo pochissimi erano a conoscenza che L’Aquila fosse Capitale della Cultura, evidenziando un enorme problema anche in capo alla comunicazione, «sebbene anche su questo sia stata stanziata una somma di 1 milione e 200mila euro, dedicata esclusivamente alla promozione della Capitale», dice ancora il capogruppo Pd.
«Salta all’occhio inoltre che, su un budget complessivo per Capitale cultura di 11 milioni e 320mila euro – come dichiarato dall’assessore Ersilia Lancia – i bandi dedicati alle istanze dal basso vedono solo 325mila euro assegnati al B2 e 150mila al filone C. Una dotazione decisamente insufficiente se l’obiettivo era quello di coinvolgere il territorio», rileva Albano.
«A tutto ciò si aggiunge il nuovo progetto ‘L’Aquila città territorio’, presentato dall’amministrazione in collaborazione con l’Usrc, che ha un plafond di 2 milioni direttamente gestiti dal Comune, di cui andranno a bando 1 milione e 200mila, sebbene Lancia e De Paulis non abbiano saputo fornire tempistiche chiare nemmeno su questo. Nel frattempo però, mentre i bandi latitano, da questo progetto sono stati assegnati in via diretta dal Comune 75mila euro alla Fondazione Magna Charta di Gaetano Quagliariello per un non meglio precisato progetto di integrazione fra AI e cultura. Riteniamo quindi indispensabile che venga adeguatamente misurato anche il ritorno che l’investimento di oltre 11 milioni di euro in un solo anno frutterà nel decennio a venire».
«Abbiamo sempre sostenuto che la Capitale della Cultura rappresenta una grande opportunità per la città, che il 2026 può essere l’occasione per rafforzare una vocazione culturale che per decenni ha reso la città un modello nazionale, a patto che non venga ridotta a un semplice cartellone di eventi effimeri. Pertanto abbiamo sempre fatto proposte, che l’amministrazione non ha mai raccolto, ma al contempo dobbiamo denunciare ciò che non funziona», conclude Albano, sottolineando come «l’investimento di 11 milioni di euro non può essere un’occasione sprecata, occorre che lasci un ritorno nel tempo, che si costruisca dunque un meccanismo strutturale. Per esempio la presenza di laboratori e workshop con protagonisti nazionali del mondo della cultura e dell’arte avrebbe potuto garantire un maggiore coinvolgimento, soprattutto dei più giovani».
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