02 Maggio 2026 - 19:15:10
di Vanni Biordi
C’è una categoria che le politiche abitative italiane hanno sistematicamente ignorato negli ultimi due decenni: quel ceto medio che guadagna troppo per accedere all’edilizia popolare e troppo poco per reggere i prezzi del mercato libero.
Il Piano Casa voluto dal Governo Meloni prova a colmare questo vuoto strutturale con un approccio che, almeno nelle intenzioni dichiarate, segna una rottura netta con la stagione degli interventi frammentari.
«È una svolta netta e necessaria per le politiche abitative nazionali», dichiara Luca Rocci, consigliere di amministrazione dell’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale (Ater) della provincia dell’Aquila.
L’ingegnere, che siede all’interno del Consiglio di amministrazione insieme con il presidente Quintino Antidormi e con la collega Angela Marcanio, individua nel provvedimento «una visione strategica» capace di riportare il diritto alla casa nell’agenda politica del Paese, dopo anni in cui tale diritto è rimasto lettera morta nei bilanci pubblici.
Il cuore del Piano sta nel recupero del patrimonio edilizio pubblico inutilizzato, affidato in modo esplicito agli enti territoriali come le Ater, che il Governo considera «il primo e più importante presidio operativo sul territorio». Per L’Aquila e i comuni del cratere, dove la domanda abitativa porta ancora i segni profondi del sisma del 2009, si tratta di un’«opportunità concreta di sviluppo e stabilità», spiega Rocci.
Però il consigliere non cede all’entusiasmo acritico. Il rischio reale è che le risorse stanziate per singolo alloggio si rivelino insufficienti a coprire i costi effettivi dei lavori: «L’aumento vertiginoso dei prezzi dei materiali e della manodopera rischia di rendere le risorse stanziate non sufficienti», avverte. Serve dunque «un adeguamento realistico dei parametri economici», altrimenti il Piano resterà sulla carta.
La Ater aquilana, assicura Rocci, è pronta ad aprire i cantieri e a procedere alle assegnazioni «lavorando in totale sintonia con l’azione governativa». La posta in gioco è alta: dare ai cittadini risposte serie e durature, non annunci destinati a svanire.
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