06 Maggio 2026 - 09:28:09
di Tommaso Cotellessa
Il rispetto delle istituzioni nel nostro paese non è fra i sentimenti più coltivati. Anni e anni di antipolitica e crescente populismo hanno minato quell’ammirazione e quel rispetto per chi ricopre incarichi di alto livello, eppure a reggere sono la stima per il Presidente della Repubblica e, come dimostrato in occasione dell’ultimo appuntamento referendario, l’attaccamento alla nostra Carta Costituzionale.
C’è, tuttavia, un’istituzione che sovrasta ogni autorità e organo costituzionale, ogni costituzione e documento: si tratta della mamma. Sarà pure uno stereotipo figlio di una cultura patriarcale, ma anni di suppliche alle madri e versi cantati testimoniano che il nostro è un paese in cui le madri occupano un posto di primo piano nello scenario valoriale del singolo individuo. Purtroppo però, diremmo paradossalmente, questa preminenza a livello individuale non sembra tradursi in un’attenzione a livello collettivo.
A testimoniarlo è l’11° rapporto redatto da Save The Children in collaborazione con Istat dedicato al tema della maternità in Italia.
Intitolato “Le Equilibriste – La maternità in Italia 2026”, il documento approfondisce i temi relativi al calo delle nascite, al rinvio sempre più marcato della maternità, all’aumento dell’età al primo figlio, approfondendo anche i fenomeni inerenti al rapporto fra maternità e lavoro.
Dalle rilevazioni contenute all’interno del report emerge che in Italia solo il 58,2% delle madri con figli in età prescolare ha un impiego, e si tratta di un dato in peggioramento in tutte le regioni del paese, con una penalizzazione generale del 33%.
Rispetto agli scorsi anni, a fronte di un incremento dell’occupazione, anche femminile, sono le donne e in particolare le madri, a beneficiare di meno del trend positivo: tra le 25-54enni con almeno un figlio minore, l’occupazione nel 2025 rispetto al 2024 è aumentata dello 0,1%, mentre l’aumento è dello 0,9% per gli uomini nelle stesse condizioni. Nel settore privato il 25% delle madri under 35 esce dal mercato del lavoro nell’anno della nascita del primo figlio, contro il 12% delle over 35. La distanza si riflette anche nei livelli di inattività: tra i genitori 20-29enni è inattivo il 59,8% delle madri (che aumenta al 70% con due o più figli), contro appena il 6,2% dei padri (in flessione al 5,8% con due o più figli). In questo gruppo, tuttavia vi possono essere anche mamme ancora alle prese con gli studi, mentre tra le mamme giovanissime, tra i 15 e i 29 anni, il 60,9% non studia, non lavora e non è inserita in alcun percorso di formazione, contro l’11,3% dei padri. Tra le madri 25-54enni con almeno un figlio minore il tasso di occupazione si attesta al 73,1% al Nord e 71% al Centro, mentre nel Sud e isole scende al 45,7%.
Dall’analisi della situazione nelle singole regioni emerge che l’Emilia Romagna conquista il primato della Regione più “mother-friendly’ sorpassando la Provincia Autonoma di Bolzano. Il terzo posto è della Valle D’Aosta che torna sul podio dopo il forte arretramento registrato l’anno scorso. Mentre è la Sicilia ad aggiudicarsi l’ultimo posto.
La Regione Abruzzo si attesta come la migliore fra le regioni meridionali, conquistando il 14° posto. L’indice su cui si basa la classifica misura le condizioni delle madri attraverso sette ambiti – Demografia, Lavoro, Rappresentanza, Salute, Servizi, Soddisfazione soggettiva e Violenza – utilizzando 14 indicatori provenienti da diverse fonti del sistema statistico nazionale. Il buon posizionamento rispetto alle altre regioni del meridione tuttavia nasconde un peggioramento relativo a diversi indicatori.
Sul fronte della Demografia la regione passa dal 14° al 17° posto, così come il segno meno viene registrato anche nella dimensione del Lavoro, dove la regione perde quattro posizioni, passando dal 3° al 7° posto. Non migliora la situazione nemmeno nel campo della Rappresentanza, per la quale l’Abruzzo passa dalla 12ª alla 16ª posizione.
Segno più invece per la Salute, settore per il quale la regione sale di tre posizioni e passa dal 14° all’11° posto.
Invariata, poi, la 16ª posizione nella dimensione dei Servizi, così come la 7ª posizione della dimensione della Soddisfazione soggettiva. Lieve miglioramento, invece, per la dimensione della Violenza, per cui la regione passa da 7°al 6° posto.
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