13 Maggio 2026 - 12:25:21

di Vanni Biordi

L’Abruzzo non figura tra le regioni più litigiose d’Italia. Non compare nelle prime dieci corti per carico di lavoro, Napoli, Roma, Catania, Reggio Calabria, Cosenza, e questo, in un sistema giudiziario tributario che vale 24,2 miliardi di euro di controversie annue, non è un dato marginale. È una postura.

I numeri nazionali, illustrati dal direttore del Dipartimento della giustizia tributaria del Mef, Fiorenzo Sirianni, davanti alla commissione bicamerale sull’anagrafe tributaria, delineano un quadro in progressiva contrazione: nell’intero anno 2025 si registra un calo del contenzioso di circa il 15% su base annua, con i nuovi ricorsi in primo grado in diminuzione del 5,8% nel quarto trimestre.

Il sistema, denominato Sigit, è oggi, nelle parole di Sirianni, «totalmente dematerializzato», grazie al ricorso alla tecnologia più avanzata a supporto della funzione giurisdizionale. In questo contesto, le quattro province abruzzesi disegnano una geografia virtuosa. Il sistema abruzzese si distingue per efficienza e capacità di smaltimento dei procedimenti, pur in presenza di carenze di organico.

A L’Aquila, le sentenze vengono depositate in un tempo medio inferiore ai 30 giorni, tra l’udienza e la pubblicazione del dispositivo. A Chieti, il 78% dei ricorsi viene definito entro dodici mesi. A Pescara, la complessità deriva da una specificità strutturale perché la presenza del Centro operativo nazionale dell’Agenzia delle Entrate genera un carico di controversie che richiede un organico rafforzato. Situazione analoga a Teramo, dove nonostante le carenze di organico si registra un aumento delle sopravvenienze ma anche una buona tenuta nella gestione dei fascicoli.

Quello che voglio dire, e che vale la pena di evidenziare, è che l’efficienza abruzzese non nasce soltanto dalla digitalizzazione o dalla riforma, nasce anche da un tessuto economico con controversie mediamente meno complesse e di valore contenuto, che non attira il grande contenzioso d’impresa concentrato altrove. Il sistema funziona, ma è parzialmente protetto dalla sua stessa perifericità. La vera prova arriverà quando, la riorganizzazione delle circoscrizioni territoriali è prevista non prima del 2029, i nuovi 177 magistrati tributari del secondo concorso saranno operativi e il Sigit dovrà reggere carichi redistribuiti su scala nazionale