18 Maggio 2026 - 18:00:08

di Vanni Biordi

Ci sono persone che lavorano nel profondo di un territorio periferico convinte, con pazienza scientifica, di poter produrre pensiero capace di raggiungere il centro.

Edoardo Alesse era fatto così. Medico, professore ordinario di Patologia generale, rettore dell’Università dell’Aquila dal 2019 al 2025, presidente di Hamu dall’elezione unanime del novembre 2024 e scomparso improvvisamente nella notte tra il 7 e l’8 ottobre scorso, a 67 anni, per un arresto cardiaco, lasciando l’ateneo appena consegnato al successore Fabio Graziosi.

L’Hub Abruzzo Marche Umbria lo ha ricordato al Centro Congressi Zordan de L’Aquila con una cerimonia sobria e densa. Prima il tributo alla persona, con gli interventi del rettore Graziosi e dei partner dell’hub, poi un convegno sulle “Ricadute territoriali dei fenomeni di deglobalizzazione”, con relatori di calibro nazionale come l’ambasciatore Francesco Talò, già rappresentante permanente d’Italia presso la Nato, l’economista Alessandra Faggian, direttrice dell’Area di Scienze Sociali del Gran Sasso Science Institute e la senatrice Annamaria Parente. A chiudere la giornata c’è stata l’inaugurazione del “Laboratorio Edoardo Alesse GlobalDeGlobal”. Il nome del laboratorio dice tutto. La deglobalizzazione, quel processo di parziale ritiro degli scambi mondiali accelerato dalla pandemia, dalle guerre commerciali e dalla frammentazione geopolitica, non è solo un fenomeno da analizzare in astratto. È una variabile che ridisegna le geografie della produzione. E le aree interne dell’Appennino centrale, proprio quelle che Hamu rappresenta, potrebbero essere tra i soggetti più esposti, ma anche, se ben governate, tra i beneficiari inattesi del ritorno industriale della produzione e fabbricazione di beni verso il paese d’origine e della redistribuzione delle catene del valore.

È questo il punto che il convegno ha lasciato in ombra e che val la pena portare alla luce. Mentre il dibattito nazionale sulla deglobalizzazione si concentra sui grandi distretti manifatturieri del Nord, il Centro Italia sconta un doppio ritardo, quello infrastrutturale e quello narrativo. Hamu ha il merito raro di aver capito che un hub interregionale non è uno strumento difensivo, ma un dispositivo di posizionamento strategico.

Edoardo Alesse ne era la spina dorsale intellettuale, formatosi alla scuola di Rita Levi-Montalcini e affinato al National Cancer Institute di Bethesda, un ricercatore abituato a lavorare con l’orizzonte lungo. «La sua silenziosa operosità di studioso ispirata ad alti valori etici», come ha ricordato chi lo ha conosciuto, non era distanza dal mondo ma metodo per comprenderlo meglio. Intitolare a lui un laboratorio sulla deglobalizzazione non è un gesto simbolico, è una dichiarazione di metodo.