21 Maggio 2026 - 11:50:40
di Vanni Biordi
C’è una frase di Guido Piovene, nel suo “Viaggio in Italia”, che descrive L’Aquila come una presenza «fragile e luminosa, sospesa tra memoria e silenzio».
È da questa immagine, “Uno scintillio nell’ombra“, appunto, che prende il nome e il respiro l’intervento curato dal prof. Maurizio Coccia con la collaborazione dei proff. Matteo Ludovico e Gianni Moretti, ospitato nell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila in via Leonardo da Vinci 6b, visitabile fino al 31 dicembre 2026, ad ingresso libero.
Il progetto è inserito nel programma di L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, sostenuto e promosso dal Comune, e si propone come intervento articolato di rigenerazione culturale e simbolica delle aree urbane marginali, assumendo l’arte contemporanea come dispositivo di attivazione e trasformazione dello spazio.
«Il messaggio è partire dalla periferia per poi arrivare al centro – spiega il direttore dell’Accademia Marco Brandizzi -. Partiremo dalla periferia che ci ospita, Pettino. Vogliamo mandare il messaggio che non c’è solo un’arte storica, ma anche un’arte contemporanea che contribuisce ad una ricostruzione dell’Aquila dal punto di vista culturale e non solo fisica».
Non una mostra nel senso convenzionale del termine, insomma. Piuttosto, e la distinzione è importante, un organismo in espansione. L’Accademia viene concepita come un esoscheletro, struttura di sostegno, protezione e potenziamento, nelle sue declinazioni biologica, tecnologica e immaginifica. Un centro propulsore capace di irradiare energie creative verso il contesto urbano circostante. Venti artiste e artisti, tra cui Mara Albani, Massimo Camplone, Andreja Koder e Valeria Vertolli, traducono questa visione in installazioni visive luminose, plastiche e testuali, progettate per interagire con l’architettura dell’edificio e renderlo riconoscibile anche a distanza.
«Con queste opere vogliamo creare, con la presenza dialogante dell’Accademia, una continuità propositiva con la città perché sarà qui in permanenza e non è stata fatta per essere fruita all’interno, ma all’esterno – ha spiegato il curatore della mostra Maurizio Coccia -. Nelle opere vengono espressi, come potere, l’apparente fragilità e l’effimero: elementi che si confrontano con architettura di cemento armato, storicamente molto riconosciuta. Tutta l’apparente fragilità è ciò che lega l’arte contemporanea alla forza di riscatto della città. Quindi, c’è un esempio e ci sono anche degli oggetti concreti che rimarranno come patrimonio condiviso per la cittadinanza».
Alle opere si affiancano una maratona performativa di 24 ore nel Teatro dell’Accademia, un evento musicale serale rivolto alle giovani generazioni e una rassegna cinematografica ad accesso libero. Il progetto si colloca in un asse culturale che comprende anche “Convergenze e continuità” a Palazzo ONMI e l’Evento delle Accademie, che coinvolge più scuole nazionali in produzioni site-specific, rafforzando la vocazione di L’Aquila come laboratorio nazionale del contemporaneo. Oggi si apre uno spazio critico e dobbiamo considerare anche la questione della sostenibilità dopo il 31 dicembre.
Le installazioni esterne sopravvivranno alla mostra stessa e alla chiusura del Premio Nazionale delle Arti e, necessariamente, qualcuno ne dovrà curare la manutenzione, con risorse e mandato istituzionale. Perchè un’opera di rigenerazione urbana che si dissolve con la scadenza del calendario culturale rischia di diventare esattamente ciò che intendeva combattere: un’apparizione episodica nella periferia, suggestiva quanto provvisoria. La durata, in fondo, è la prova del fuoco di ogni politica culturale che voglia davvero incidere.
«Io credo fortemente – ha dichiarato ancora il curatore – nella rigenerazione urbana che passa attraverso un aspetto di decoro e gestione opportuno degli spazi, ma soprattutto sul fatto che la cultura contemporanea sia legata alla quotidianità, e quindi si rinnova. La cultura dell’oggi deve confrontarsi con ciò che accade e si deve rinnovare, non è il classico capolavoro intoccabile, ma siamo di fronte alla vita che cambia e che richiede, quindi, una capacità di adeguarci».
LAQTV Live