23 Maggio 2026 - 11:33:15

di Tommaso Cotellessa

Negli ospedali abruzzesi cresce l’allarme per la condizione dei medici internisti, stretti tra carenza di personale, turni pesanti e rischio burnout. A lanciare l’allerta è la Fadoi, la Federazione dei medici internisti ospedalieri, che ha presentato i dati regionali nel corso del 31esimo congresso nazionale in corso a Rimini.

La fotografia che emerge dall’Abruzzo racconta di reparti sotto pressione e di professionisti sempre più in difficoltà. In oltre il 40% dei pronto soccorso regionali risultano ancora presenti i cosiddetti “gettonisti”, medici autonomi chiamati per coprire i turni scoperti. Una soluzione tampone che, secondo Fadoi, rischia però di non garantire quella continuità assistenziale necessaria soprattutto nei reparti che gestiscono pazienti fragili e complessi.

Il dato più preoccupante riguarda però il benessere psicofisico dei medici. Il 71,4% degli internisti abruzzesi dichiara di aver vissuto periodi di burnout, mentre il 42,9% afferma di trovarsi ancora oggi in questa condizione. La stessa percentuale sta valutando l’ipotesi di lasciare il lavoro in anticipo rispetto alla pensione, segnale di un disagio che non riguarda soltanto i carichi di lavoro, ma anche la prospettiva di continuare a operare in ospedale senza adeguati supporti.

Secondo la Federazione, il burnout non si traduce soltanto in stanchezza personale, ma può avere conseguenze dirette sull’organizzazione sanitaria: minore lucidità, difficoltà nel recupero tra i turni e un impatto inevitabile sul rapporto con pazienti e colleghi. Una situazione che, quando coinvolge una quota così ampia di professionisti, diventa un problema strutturale per l’intero sistema sanitario regionale.

Le richieste avanzate dai medici sono nette. Il 100% degli intervistati indica come prioritaria l’assunzione di nuovo personale medico e infermieristico. Più della metà, il 57,1%, chiede inoltre che i reparti di Medicina interna vengano riclassificati come strutture a medio-alta intensità di cura, per riconoscere la crescente complessità clinica dei pazienti assistiti e il peso reale sostenuto dai team ospedalieri.

«La Medicina interna rappresenta uno dei punti nevralgici dell’ospedale – sottolinea Fadoi – perché qui arrivano pazienti anziani, fragili e con più patologie contemporaneamente. Servono organici adeguati, équipe stabili e un riconoscimento coerente della complessità assistenziale».

Un quadro che in Abruzzo riporta al centro il tema della tenuta della sanità pubblica e della necessità di interventi strutturali per evitare che la carenza di personale e il malessere dei professionisti compromettano la qualità dell’assistenza ai cittadini.