24 Maggio 2026 - 18:11:33

di Vanni Biordi

Sono numeri che non ammettono letture comode.

La sesta edizione della Qualità della vita per fasce d’età del Sole 24 Ore, presentata in anteprima al Festival dell’Economia di Trento nel panel “Giovani, anziani, bambini”, consegna all’Abruzzo un verdetto composito e, per certi versi, impietoso, una regione che eccelle a macchia di leopardo ma non riesce a costruire una traiettoria coerente di benessere per nessuna delle tre generazioni misurate.

L’indagine, giunta alla sesta edizione e ampliata da 15 a 20 indicatori per fascia d’età, per un totale di 60 statistiche provinciali certificate, introduce quest’anno una novità significativa: i servizi di prossimità raggiungibili a piedi in quindici minuti, dalle farmacie ai centri ricreativi, e la solidità delle reti familiari e sociali nei momenti di bisogno. Due parametri che fotografano la qualità reale della vita quotidiana, ben oltre il perimetro del reddito o dell’occupazione.

Carenza di posti letto nelle Rsa, bassa spesa sociale per l’infanzia, disoccupazione giovanile in zona rossa, è la fotografia di un welfare che non funziona.

Nella graduatoria dedicata ai bambini fino ai 14 anni, L’Aquila si distingue con un nono posto nazionale, prima tra tutte le province abruzzesi, grazie a indicatori solidi su spesa sociale per le famiglie, edilizia scolastica dotata di palestre e mense, numero di pediatri e investimenti del Pnrr per l’istruzione. Chieti si ferma al 48°posto, Pescara al 76°, Teramo all’84°, una forbice interna che da sola racconta la disomogeneità profonda del tessuto regionale. Il caso Teramo è il più emblematico.

La provincia adriatica si piazza al 42° posto nella classifica dei giovani dagli 11 ai 35 anni, prima in Abruzzo, ma precipita al 94° su 107 province per gli anziani, penultima fascia del Mezzogiorno continentale. Una inversione così brutale suggerisce non tanto una politica virtuosa per i giovani, quanto un disinvestimento cronico e mai corretto nei confronti della popolazione più anziana con Rsa sottodimensionate, assistenza domiciliare insufficiente e reti di prossimità inesistenti fuori dai centri urbani. Pescara, che la classifica annuale generale del Sole 24 Ore di dicembre scorso aveva indicato come prima provincia abruzzese in senso lato, mostra qui i suoi limiti generazionali con più nitidezza. 76a per i bambini, 70a per i giovani, 57a per gli anziani. La città di Carlo Masci sconta una concentrazione dei servizi nei quartieri centrali che la nuova metrica dei 15 minuti a piedi tende a smascherare, in periferia, quella rete non esiste.

Quello che non è stato considerato delle letture circolate sui dati abruzzesi è che non hanno misurato l’effetto del terremoto del 2009 come fattore strutturale di lunga durata. L’Aquila eccelle oggi per i bambini anche grazie alle risorse straordinarie del piano di ricostruzione e fondi Pnrr dirottati sul capoluogo di Regione. Quei numeri non sono il frutto di una politica ordinaria replicabile, sono l’eredità, paradossale, di una catastrofe. Quando quei fondi si esauriranno, la classifica potrebbe raccontare una storia diversa. Il quadro nazionale, nel frattempo, conferma la cesura irriducibile tra Nord e Mezzogiorno, su 30 province nelle prime dieci di ciascuna graduatoria, 17 appartengono al Nord-Est e 10 al Nord-Ovest. Una sola rappresenta il Meridione.

In questo scenario, il nono posto dell’Aquila per i bambini è al tempo stesso un risultato straordinario, una eccezione che non fa regola e che rischia, proprio per la sua vistosità, di oscurare i problemi profondi che attraversano il resto della regione.