29 Maggio 2026 - 11:55:13
di Angelo Liberatore
Dopo diciotto mesi intensi, tra incontri teorici ed attività pratiche, il progetto Cosmic School tira le fila con la fase di “atterraggio”.
Cerimonia finale ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso, con l’aula Fermi di Assergi ad accogliere una nutrita rappresentanza dei circa 1800 studenti e studentesse parte attiva di una iniziativa che ha coinvolto tredici scuole superiori di Abruzzo, Basilicata e Campania.
Cosmic School ha beneficiato di 682mila euro di risorse del bando “Polaris” del Fondo per la Repubblica Digitale e si è mosso su diversi piani ed in varie direzioni.
Dalla formazione su fisica e materie STEM in generale (anche con l’obiettivo di abbattere le disparità di genere che caratterizzano questo ambito), a laboratori di scienza partecipativa con al centro l’importanza dell’analisi dei dati come base per un monitoraggio che sia oggettivo e puntuale.
«Lo spirito che abbiamo voluto portare nel progetto era proprio questo – spiega Vincenzo Smaldore di Fondazione Openpolis – avvicinare le persone alla scienza ed alle competenze Stem, perché molto spesso ci sono dei pregiudizi. Abbiamo ravvisato grande entusiasmo da parte dei ragazzi e grande entusiasmo anche proprio dal mondo scientifico. Noi ringraziamo tantissimo i Laboratori del Gran Sasso ed anche il Gssi, perché hanno subito capito la rilevanza e l’importanza di stare insieme per trasmettere qualcosa ai ragazzi».
Come concreta congiunzione tra raccolta dati e ricerca scientifica, i partecipanti a Cosmic School hanno potuto mettere mano alla costruzione di veri e propri apparecchi per la rilevazione di raggi cosmici.
«Abbiamo firmato in tutti i territori dei patti di collaborazione e dei protocolli educativi – dichiara ancora Vincenzo Smaldore di Fondazione Openpolis – quindi torneremo a lavorare su quei territori, e aver potuto lasciare in ogni scuola una strumentazione scientifica che è in rete ci permette ora di dare vita anche ad un progetto di monitoraggio scientifico che andrà avanti».
Ezio Previtali, direttore dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso va ancors più nel dettaglio: «Avremo una rete di rivelatori sparsa nelle varie scuole. L’idea che abbiamo è quella di collegare i dati di tutti questi rivelatori e fare in modo che ci sia una rete estesa per andare a osservare qual è il flusso di raggi cosmici su una superficie che non è quella del sito singolo, ma un’area che praticamente copre buona parte del Centro Sud Italia».
Imponente la rete istituzionale che è stata dietro al progetto Cosmic School: Openpolis come soggetto responsabile, poi le scuole oltre a Gran Sasso Tech, Gran Sasso Science Institute e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare con i Laboratori Nazionali del Gran Sasso.
Questi ultimi freschi, tra l’altro, della certificazione d’eccellenza da parte dell’Anvur, l’ente pubblico che vigila sulla qualità di università ed enti di ricerca.
«Abbiamo cercato di promuovere verso i giovani la conoscenza scientifica – dice Ezio Previtali, che poi prosegue – io credo che, in generale, la conoscenza scientifica sia necessaria e importante: vediamo fame nei giovani, fame di conoscere e di sapere».
«La scienza – prosegue Previtali – sta facendo passi da gigante, e se non vogliamo subirla dobbiamo conoscerla».
«Quindi – conclude il direttore dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso – ogni volta che facciamo eventi come questi, noi cerchiamo di trasmettere ai giovani l’interesse, la volontà di partecipare e di non essere soltanto nei passivi utilizzatori della tecnologia, ma anche degli attivi conoscitori di quello che succede».
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