30 Maggio 2026 - 09:08:38

di Marianna Galeota

Nei primi quattro mesi del 2026, in Abruzzo una prima visita con priorità U (urgente, entro 72 ore) è stata garantita nell’85,6 per cento dei casi, con priorità B (breve, entro 10 giorni) nel 74,6 per cento, con priorità D (differibile, entro 30 giorni) nel 64,1 per cento, con priorità P (programmata, entro 120 giorni) nell’84,9 per cento. Dati che per le classi U e P vedono la regione attestarsi oltre la media nazionale.

E’ quanto emerge dal rapporto Agenas sul nuovo cruscotto delle liste d’attesa, presentato ieri a Roma.

Lo fa sapere la Regione Abruzzo che, illustrando i dati, sottolinea come «le azioni messe in campo sul fronte delle liste d’attesa stanno portando i primi risultati concreti».

Nel suo intervento, il direttore dell’Agenzia, Angelo Tanese, ha fatto proprio riferimento all’Abruzzo che, nel suo piano di governo delle liste d’attesa, si è concentrato in questa fase sulle classi di priorità più urgenti (U e B), che segnano un miglioramento rispetto al dato complessivo del 2025.

L’Abruzzo, sottolinea la Regione, nei primi mesi di quest’anno, registra ancora delle criticità per le classi D e P, sui quali però è in corso una costante interlocuzione tecnica tra Agenzia Sanitaria Regionale, Asl e Ruas (il responsabile unico dell’assistenza sanitaria) che porterà ad un riallineamento dei valori, anche attraverso l’armonizzazione delle procedure differenti adottate dalle aziende sanitarie, il contrasto all’inappropriatezza prescrittiva e il potenziamento dei Cup di secondo livello su tutto il territorio.

Rispetto al 2025, l’Abruzzo nel periodo gennaio-aprile 2026 segna una flessione complessiva, legata principalmente al parametro relativo agli esami diagnostici, ma resta comunque ben al di sopra dei dati di altre regioni come Umbria, Piemonte, Friuli Venezia-Giulia, Puglia, Sardegna Provincia di Trento. Nel 2025, in Abruzzo le prime visite sono state erogate nei tempi di garanzia nell’83,1 per cento delle prescrizioni con priorità U, nel 73,3 per cento per la classe B, nel 66,8 per cento per la classe D, nell’86,8 per cento per la classe P. Per gli esami diagnostici, invece, le prescrizioni con priorità U sono state garantite nei tempi nel 72,1 per cento dei casi, nel 65,7 per la classe B, nel 72,5 per la classe D, nel 74,7 per la classe P.

Ha espresso soddisfazione per i dati emersi il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale Massimo Verrecchia. «I dati diffusi da Agenas – ha dichiarato – certificano il lavoro serio e concreto che la Regione Abruzzo, con l’assessore Nicoletta Verì, sta portando avanti sul fronte della riduzione delle liste d’attesa. I risultati ottenuti sulle prestazioni più urgenti dimostrano che la strategia adottata dal governo regionale sta producendo effetti positivi e tangibili per i cittadini».

«Nei primi quattro mesi del 2026 – evidenzia Verrecchia – l’Abruzzo ha garantito le prime visite urgenti, con priorità U entro 72 ore, nell’85,6% dei casi e quelle programmate, con priorità P entro 120 giorni, nell’84,9% delle prescrizioni, dati superiori alla media nazionale. Risultati che confermano come le misure adottate dalla Regione stiano andando nella giusta direzione. Non è casuale che il direttore di Agenas, Angelo Tanese, abbia citato proprio l’Abruzzo per aver concentrato il proprio piano di governo delle liste d’attesa sulle classi di priorità più urgenti, U e B, registrando un miglioramento rispetto ai dati complessivi del 2025. Una scelta di responsabilità che mette al centro la tutela dei bisogni sanitari più importanti e immediati dei pazienti».

Verrecchia sottolinea, inoltre, che «la Regione è pienamente consapevole delle criticità ancora presenti sulle classi D e P e sugli esami diagnostici, ma è già in corso un’importante attività tecnica tra Agenzia sanitaria regionale, Asl e Ruas per armonizzare le procedure tra le aziende sanitarie, rafforzare i Cup di secondo livello e contrastare l’inappropriatezza prescrittiva. Anche rispetto al 2025 l’Abruzzo mantiene risultati competitivi rispetto a molte altre Regioni italiane, restando sopra territori come Umbria, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Puglia, Sardegna e Provincia di Trento. È il segnale che il percorso intrapreso è corretto e che il sistema sanitario regionale sta migliorando grazie ad una programmazione attenta e ad un costante monitoraggio delle criticità. Continueremo a lavorare – conclude Verrecchia – per garantire ai cittadini abruzzesi una sanità sempre più efficiente, moderna e capace di rispondere rapidamente ai bisogni di cura, valorizzando il lavoro di tutti gli operatori sanitari e delle strutture regionali».

Di tutt’altro tenore il commento dei consiglieri pentastellati Francesco Taglieri ed Erika Alessandrini. «Il centrodestra abruzzese ha costruito l’ennesima passerella sul report Agenas, provando a trasformare qualche parziale variazione percentuale in un successo politico – dichiarano -. Ma la vita reale delle persone non trova posto nei loro comunicati: nulla raccontano chi deve aspettare 40 mesi per un esame e sulle persone che rinunciano del tutto a curarsi di fronte ad una sanità pubblica che non funziona e l’impossibilità di pagare anche quella privata, dopo aver pagato le tasse. La propaganda di Marsilio e Verì crolla davanti a un foglio del CUP».

«Ma i cittadini sanno bene qual è il prezzo che stanno pagando per la disastrosa gestione Marsilio, sostenuta da Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega – sottolinea Francesco Taglieri, capogruppo del M5S in Consiglio regionale -. Sanno che per far quadrare i conti sono state aumentate le tasse regionali. Sanno che operatori sanitari e personale amministrativo lavorano da anni in condizioni di forte pressione, con organici insufficienti e sacrifici continui. Ora devono sapere anche che si stanno programmando pesanti misure di riduzione della spesa sanitaria che avranno effetti anche nei prossimi anni. Ricordiamo, infatti, che dal gennaio 2026 la sanità abruzzese è tornata sotto una forma di controllo straordinario attraverso il nuovo Piano Operativo, che prevede per il triennio 2026-2028 tagli per oltre 80 milioni di euro. Un commissariamento di fatto che certifica il fallimento di Marsilio e conferma come la gestione della sanità regionale sia tutt’altro che risolta».