03 Giugno 2026 - 09:32:17
di Vanni Biordi
La sentenza con cui il Consiglio di Stato ha ribaltato la pronuncia del Tar sulla graduatoria del bando dell’ottobre scorso per l’assegnazione di risorse ai piccoli Comuni abruzzesi non è soltanto un capitolo di contenzioso amministrativo. È la conferma che le regole del gioco, così come sono scritte, non reggono alla prova dei fatti.
Quaranta per cento del peso decisionale affidato a criteri discrezionali, senza ancoraggio verificabile è un dato che non si commenta, si misura.
Angelo Radica, presidente di ALI Abruzzo, l’associazione che raccoglie i Comuni aderenti, ha riletto e commentato la vicenda senza mezzi termini. «La sentenza conferma le perplessità e l’allarme di allora», ha dichiarato, chiedendo «procedure stabili, al riparo da polemiche, contestazioni, letture potenzialmente opposte».
La richiesta sembra essere legittima. Quello che non è chiaro, però, è il livello a cui la risposta deve arrivare.
Il direttore Alessandro Paglia ha portato i numeri, una simulazione condotta sui 109 progetti finanziati con il bando sulla rigenerazione urbana ha rivelato che i criteri discrezionali hanno influito per oltre il quaranta per cento nella selezione finale.
Un quarto del punteggio complessivo è stato assegnato senza ancoraggio a criteri pertinenti, non discriminatori, trasparenti e proporzionati, le caratteristiche che la giurisprudenza ritiene imprescindibili.
Sul fronte del click-day Paglia ha aggiunto che esistono Comuni con accessi multipli a diverse linee di finanziamento, mentre altri sono rimasti esclusi «per aver cliccato una frazione di secondo in ritardo». La proposta è introdurre meccanismi di rotazione o di esclusione temporanea per chi ha già beneficiato di fondi nello stesso ambito, insieme a notifiche sulle graduatorie provvisorie per consentire contestazioni tempestive. Quel che dobbiamo dire è che il click-day non è una scelta regionale, è uno strumento previsto dalla normativa nazionale come forma di semplificazione procedurale. Cambiarlo davvero richiede un intervento legislativo, non una circolare.
La Regione Abruzzo può fare molto, ma non tutto da sola. Finché la conversazione resterà circoscritta al piano regionale, le riforme rischieranno di essere parziali. La vera posta in gioco è convincere il legislatore nazionale che l’equità nell’accesso ai fondi pubblici vale più della velocità di un click.
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