03 Giugno 2026 - 10:09:05
di Vanni Biordi
A L’Aquila, si è cominciato a demolire l’edificio dell’ex Inam, uno stabile che per quasi diciassette anni ha tenuto il passo lento della ricostruzione, invaso dalla vegetazione, segnato dai vandali, testimone muto di un quartiere che il terremoto del 2009 aveva ferito e la burocrazia aveva abbandonato a se stesso.
L’appalto è preciso nel suo perimetro. Riguarda la demolizione del fabbricato e la conseguente rimozione delle macerie. Tre mesi il tempo assegnato alla ditta, con una sola interruzione prevista, qualche giorno per la Perdonanza, a fine agosto.
A settembre l’area dovrà essere libera e recintata. Nel frattempo si sta predisponendo il progetto definitivo. Il settore Opere Pubbliche del Comune, guidato dall’assessore Vito Colonna e seguito dall’architetto Roberto Evangelisti, punta a bandire la gara per dicembre e ad avviare i cantieri la prossima primavera.
L’immobile era stato ceduto dalla Asl 1 al Comune dell’Aquila in base a un accordo del valore di 800 mila euro, formalizzato il 26 settembre 2025 con la firma tra il dirigente Vincenzo Tarquini e il direttore generale della Asl Paolo Costanzi. Quello stabile, che aveva ospitato tra gli altri anche Abruzzo Engineering, diventerà un parcheggio con un piano a raso e uno interrato, per circa 150 posti auto. Un’infrastruttura da oltre tre milioni di euro, a pochi passi dal centro storico.

Il sindaco Pierluigi Biondi e l’assessore Colonna avevano dichiarato, al momento dell’acquisizione, che si trattava di «un intervento di grande rilevanza strategica che si colloca nel più ampio piano di rigenerazione e riqualificazione urbana».
Il progetto si inserisce infatti in una rete di opere come il parcheggio all’ex caserma Rossi, il multipiano di viale della Croce Rossa per cui a gennaio 2026 è stata posata la prima pietra, con 208 stalli e un impianto di risalita meccanizzato da 8,5 milioni. Una città che torna a costruire la sua accessibilità, mattone dopo mattone. L’Aquila è Capitale italiana della Cultura 2026.
I lavori cominciano oggi, il progetto definitivo non è ancora pronto, la gara è attesa per dicembre. Nessun comunicato ufficiale ha menzionato che per tutta la durata dell’anno da Capitale, via XX Settembre sarà un cantiere aperto. I 150 posti promessi arriveranno nella migliore delle ipotesi nella primavera del 2027.
Una città che si presenta al mondo con un vuoto dove promette uno stallo, non vuole essere una critica. È la fotografia di una scelta che avrebbe meritato un dibattito pubblico sulla sequenza dei tempi, prima ancora che sulla bontà del progetto. Resta, al di là del cantiere, una domanda. Un parcheggio da 150 posti, per quanto utile, non risolve la questione della mobilità nell’area. Nessuno dei documenti ufficiali analizza alternative strutturali, navette, pedonalizzazioni graduali o integrazione con il trasporto pubblico.
L’accessibilità al centro storico si costruisce con più strumenti. I parcheggi, da soli, non bastano.
La nota del consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci
«Accogliamo con grande soddisfazione la decisione di procedere alla demolizione dell’ex INAM per realizzare un parcheggio a servizio della città (sarebbe stato meglio un multipiano come avevamo immaginato). Si tratta di una scelta che oggi appare finalmente evidente e condivisa, ma che in realtà affonda le proprie radici in una proposta politica e amministrativa avanzata già nel 2018 e sostenuta con determinazione in questi otto anni attraverso interventi pubblici, atti amministrativi, commissioni consiliari e prese di posizione spesso controcorrente. Quando proponemmo di destinare quell’area a parcheggio, lo facemmo partendo da una valutazione semplice: quella zona della città (Via XX Settembre) soffre da anni di una forte pressione veicolare e la costruzione di un nuovo edificio direzionale avrebbe inevitabilmente aggravato una situazione già critica».
«Per questo contestammo la scelta dell’allora management della ASL guidato da Testa, che aveva avviato la gara di progettazione per la realizzazione di una nuova struttura amministrativa proprio nell’area dell’ex INAM (da noi individuata come parcheggio di approdo al centro storico). Ritenemmo allora, e continuiamo a ritenere oggi, che collocare nuovi uffici in quel punto avrebbe significato attrarre ulteriore traffico, sottrarre spazi utili alla sosta e rinunciare a una soluzione concreta per cittadini e agli avventori del centro storico. In quella battaglia, un ruolo importante, oltre a me che fui il promotore lo ebbero Paolo Costanzi, Vincenzo Rivera, Carla Mannetti (che fu d’accordo e lo inserì nel PUMS), e in un secondo momento il gruppo consiliare del passo possibile e dell’opposizione tutta, che sostennero pubblicamente la necessità di cambiare indirizzo e di immaginare una diversa destinazione per quell’area strategica della città. È significativo che il destino abbia voluto che sia proprio Paolo Costanzi, oggi, a firmare gli atti che concludono l’iter che concretizzerà quella nostra visione. Sappiamo bene che difficilmente qualcuno riconoscerà apertamente la paternità di questa idea. Ma la memoria dei cittadini è più forte delle convenienze del momento. In questi anni sono state numerose le iniziative pubbliche, gli incontri, le interrogazioni, le dichiarazioni e le commissioni consiliari nelle quali abbiamo sostenuto con chiarezza e forza questa proposta».
«Chi ha seguito la vicenda sa bene da dove è partita e da chi è stata perseguita. Questa storia dimostra che le idee giuste possono impiegare anni per affermarsi, ma alla fine trovano la loro strada. Oggi non ci interessa rivendicare una bandierina, ma sottolineare come la politica, quando sa guardare lontano e mettere al centro l’interesse generale, possa contribuire concretamente a migliorare la città. La vicenda dell’ex INAM richiama però un’altra grande questione irrisolta: la Ciclovia della Valle dell’Aterno. Anche in quel caso le idee, le risorse e il lavoro amministrativo hanno una storia precisa. I primi 7 chilometri furono realizzati grazie a una progettualità avviata anni fa; furono reperiti oltre 22 milioni di euro di finanziamenti per completare l’infrastruttura e dare vita a uno dei più importanti progetti di mobilità sostenibile e valorizzazione territoriale dell’Appennino centrale. Oggi, purtroppo, a distanza di otto anni, i lavori risultano sostanzialmente fermi. Se è giusto ricordare chi ha avuto il merito di avviare un’opera e di reperire le risorse necessarie, è altrettanto doveroso interrogarsi sulle responsabilità di chi, in questi anni, non è riuscito a trasformare quelle opportunità in cantieri e risultati concreti. L’Aquila ha bisogno di progetti che vadano oltre gli annunci. La storia dell’ex INAM dimostra che la perseveranza paga. Auspichiamo che lo stesso accada presto anche per la Ciclovia della Valle dell’Aterno, perché il territorio non può permettersi di perdere altro tempo».
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