05 Giugno 2026 - 16:18:10
di Martina Colabianchi
La terribile vicenda dei quattro braccianti arsi vivi ad Amendolara, nel Cosentino, ha scosso le coscienze dell’intero Paese e riacceso i riflettori sulla piaga del caporalato nei campi italiani.
Sul tema si è espressa anche la Cia-Agricoltori Italiani, che in una nota ha ribadito che «per sconfiggere il caporalato non basta la sola repressione: servono strumenti concreti per garantire trasporti e alloggi legali ai lavoratori e meno burocrazia, così da togliere terreno al lavoro nero».
L’associazione di categoria chiede anche il superamento del “click day” e una riforma del decreto flussi che leghi gli ingressi dei lavoratori stranieri alla reale stagionalità delle colture, con procedure semplificate e “corridoi verdi” per le istanze presentate dalle associazioni.
La Legge 199/2016 sul caporalato ha riscritto il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, estendendo la responsabilità penale ai datori di lavoro, rafforzando arresto in flagranza, confisca dei beni e potenziando la Rete del lavoro agricolo di qualità. A quasi dieci anni dalla sua introduzione, però – spiega Cia – la normativa resta sbilanciata sulla repressione, mentre risultano ancora insufficienti gli strumenti di prevenzione e di organizzazione alternativa al caporale sul territorio.
Per questo, l’associazione propone di trasformare la Rete del lavoro agricolo di qualità da semplice “bollino” reputazionale a vera cabina di regia territoriale per reclutamento, trasporti, alloggi e monitoraggio, con sezioni locali realmente operative e il coinvolgimento stabile di organizzazioni agricole, sindacati, enti previdenziali e ispettivi, prefetture ed enti bilaterali.
Secondo Cia, servono inoltre strumenti dedicati al trasporto e all’alloggio dei lavoratori e una maggiore digitalizzazione dei rapporti di lavoro, così da intercettare le anomalie prima che degenerino in sfruttamento grave, distinguendo chiaramente tra irregolarità formali e fenomeni criminali organizzati.
Il tema tocca anche l’Abruzzo, dove «il tema della disponibilità di manodopera agricola è ormai strutturale e interessa in particolare comparti strategici come l’ortofrutta del Fucino, la viticoltura e le produzioni ad alta intensità di lavoro stagionale». Lo dichiara Nicola Sichetti, presidente di Cia Abruzzo. «Le imprese agricole si trovano sempre più spesso a fare i conti con la difficoltà di reperire lavoratori nei tempi richiesti dalle campagne di raccolta, mentre le procedure burocratiche per l’ingresso dei lavoratori stranieri continuano a essere lente e scollegate dalle reali esigenze produttive. In queste condizioni il rischio è che si creino spazi che favoriscono intermediazioni irregolari e sfruttamento».
«Per contrastare davvero il caporalato non basta aumentare controlli e sanzioni. Occorre costruire un sistema che renda più conveniente e più semplice la legalità, garantendo trasporti organizzati, soluzioni abitative dignitose per i lavoratori stagionali e procedure amministrative rapide ed efficienti – continua Sichetti -. Chiediamo il superamento del click day e una revisione del decreto flussi che tenga conto delle effettive necessità delle aziende agricole abruzzesi. Solo assicurando manodopera regolare e disponibile nei momenti cruciali delle campagne produttive sarà possibile tutelare i lavoratori, sostenere la competitività delle imprese e valorizzare le eccellenze agricole del nostro territorio».
In questo quadro si inserisce anche il rinnovo del CCNL Operai agricoli e florovivaisti, che conferma il ruolo della contrattazione nazionale nel garantire salari dignitosi e, al tempo stesso, nel sostenere imprese agricole gravate da costi in crescita e carichi burocratici pesanti. L’obiettivo, secondo Cia, è rendere il lavoro regolare più semplice e più trasparente del caporalato, tutelando i lavoratori e chi fa impresa nella legalità.
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