07 Giugno 2026 - 15:45:58

di Angelo Liberatore

Sovranismo e decentramento dei poteri decisionali non sembrano per nulla concetti affini se si pone come base del sovranismo una forte e radicata unità dello stato. L’Italia però vive un paradosso, quale questo sia lo spiega il giurista aquilano Pierluigi Mantini nel suo libro, edito da Franco Angeli e presentato alla libreria Colacchi in dialogo con Fabrizio Politi, docente di Diritto Costituzionale all’Università degli Studi dell’Aquila.

Mantini in sostanza per spiegare il caso italiano parla di “un sovranismo differenziato“, ossia il tentativo, messo in atto dal governo di centro destra guidato da Giorgia Meloni, di far convivere l’idea sovranista con il progetto legislativo sull’autonomia differenziata, il quale in sostanza avrebbe ampliato lo spazio di manovra e il potere delle Regioni a discapito del ruolo del Parlamento e di conseguenza dello Stato centrale.

«Si pone il problema, attraverso l’autonomia differenziata, di trasferire decine e decine di materie e di competenza legislative alle Regioni svuotando il Parlamento nazionale, a me sembra una ricerca di un sovranismo minore, di un complicare le cose al proprio interno nel momento in cui invece dovremmo essere una nazione unità e solidale alla ricerca di un’Europa più forte che conti nel mondo sulle grandi questioni che conosciamo: l’autonomia energetica, la difesa, l’intelligenza artificiale ma anche la denatalità e il governo delle nuove cittadinanze».

Con l’autonomia differenziata lo scenario a cui si sarebbe andati in contro, per Mantini, sarebbe anche quello di un proliferare della macchina burocratica con la conseguenza di un potenziale ingessamento delle catene decisionali, tutto il contrario di quello di cui ci sarebbe bisogno in un momento storico complesso come quello contemporaneo.

«Abbiamo dei grandi temi e delle grandi sfide, non possiamo perdere tempo a ridividere i poteri legislativi al nostro interno, che significa anche tante norme in più, tante leggi, tante cause e ricorsi, anche con l’intervento della Corte Costituzionale. La nazione deve essere unita intorno a principi fondamentali, è giusto che li faccia il Parlamento, fermo restando ovviamente i poteri delle autonomie locali. Non c’è bisogno che si creino nuovi “parlamentini” più forti e complicati».

Per ora, però, il progetto sull’autonomia differenziata non ha visto la luce ma Pierluigi Mantini invita comunque a mantenere l’attenzione alta.

«Questa riforma nell’orizzonte della legislatura attuale è fallita, il contrappeso era il premierato per ottenere l’elezione diretta del capo del governo. Sono fallite entrambe le riforme, non si farà né l’una né l’altra, ma il mio augurio è che non si facciano con questo spirito neanche in futuro».