12 Giugno 2026 - 15:35:42

di Martina Colabianchi

La riforma della disabilità introdotta dal decreto legislativo n. 62/2024 produce effetti negativi anche in Abruzzo e Molise.

A denunciarlo, in una nota, è la Cgil Abruzzo e Molise, che spiega come i dati mostrino «un netto calo delle domande di invalidità e inabilità nelle quattro province coinvolte nella sperimentazione: Teramo e Isernia, entrate nel percorso dal 30 settembre 2025, e Chieti e Campobasso, coinvolte dal primo marzo 2026. Questa contrazione delle istanze implica per molti una rinuncia a prestazioni economiche e sociali importanti, quali, ad esempio, accompagnamento, terapie, esenzioni. Di fatto, viene negato l’esercizio di diritti fondamentali».

Il sindacato chiede, quindi, al Governo di fermarsi e di ascoltare i territorio.

I dati, raccolti dall’Osservatorio Previdenza della Cgil nazionale ed elaborati su fonte Inps – Direzione Centrale Salute e Prestazioni di Disabilità, sono stati illustrati in una conferenza stampa cui hanno preso parte il segretario generale della Cgil Abruzzo Molise, Carmine Ranieri, il coordinatore regionale Inca Cgil Abruzzo Molise, Mirco D’Ignazio, e il responsabile regionale Cgil Ufficio politiche per la disabilità, Claudio Ferrante.

In Abruzzo, i dati mostrano cali significativi in entrambe le province coinvolte. Teramo ha registrato nel periodo ottobre-aprile una flessione del 23,45% delle domande rispetto all’anno precedente; Chieti segna “un crollo ben più netto”, pari al -39,25%. In Molise il quadro è analogo. Isernia, ha visto le domande ridursi del 24,05%; Campobasso, registra il dato più allarmante, cioè -39,87%.

Preoccupante, secondo la Cgil, anche il quadro relativo alla trasmissione dei dati socioeconomici tramite il modulo AP70 (senza il quale non vengono pagate le prestazioni): a Isernia risulta mancante il 19,88% degli AP70 necessari, a Teramo il 16,46%.

«La nuova organizzazione introdotta dalla riforma – dicono i sindacalisti – sta scoraggiando le persone con disabilità dal far valere i propri diritti. Le criticità che denunciamo da mesi sono concrete e documentate: i costi elevati dei certificati introduttivi, la riduzione del ruolo dei patronati nella fase iniziale delle procedure e la mancata attuazione dei percorsi di vita individuale, anche a causa della carenza di risorse. A questo si aggiungono le recenti modifiche sulla non autosufficienza e sugli over 70, che stanno rendendo il sistema sempre più confuso e frammentato. Una riforma nata con l’obiettivo dichiarato di semplificare non può trasformarsi in un sistema che lascia sole le persone più fragili».