15 Giugno 2026 - 09:57:58

di Tommaso Cotellessa

Le parole con cui il generale Roberto Vannacci ha concluso la convention fondativa del suo nuovo partito, “Futuro Nazionale”, hanno provocato uno scossone all’interno del dibattito pubblico.

Dopo aver rivendicato con orgoglio di rappresentare la feccia del Paese, Vannacci ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa che non esiste il reato di femminicidio ma che fenomeni riconducili alla violenza di genere debbano essere trattati al pari degli omicidi.

Parole forti quelle di Vannacci, in netto contrasto con tutte le forze politiche ad oggi sedute in Parlamento, ma anche con la magistratura e diversi ordini professionali fra cui l’Ordine dei Giornalisti. L’attenzione alla violenza di genere infatti costituisce un tema che vede l’intera classe dirigente italiana unanime nel riconoscere la peculiarità del reato di femminicidio e proprio in questa direzione è stata approvata nel 2013 la prima dedicata a questo tema e poi il Codice Rosso del 2019, fino all’inserimento all’interno del Codice Penale dell’articolo 577-bis, votato all’unanimità dal Parlamento.

Numerose sono state le prese di posizione in aperto contrasto alla posizione di Vannacci e una voce si leva anche dall’Abruzzo, in particolare è la presidente della Commissione Pari Opportunità della Regione AbruzzoRosa Pestilli ad intervenire con una ferma nota in cui viene rivendicato il luogo percorso fatto per il riconoscimento di provvedimenti a tutela delle donne vittime di violenza di genere ed è proprio per questo che viene lanciato l’appello a non fare passi indietro su questa tematica decisiva. per la vita concreta di moltissime donne.

«Davanti al dramma della violenza di genere, il compito primario di chi guida le istituzioni è porsi a tutela dei traguardi di civiltà e dei passi in avanti compiuti sul piano normativo e sociale – scrive nella nota Pestilli – Diritti e tutele conquistati a protezione delle donne e degli orfani speciali rappresentano un punto di non ritorno: su questi temi non è ammissibile fare un solo passo indietro».

Il tono della presidente si fa poi più diretto e, pur non nominando mai il generale, Pestilli entra nel merito delle dichiarazioni circolate nei giorni scorsi.

«Sostenere che il femminicidio non richieda una lettura e tutele specifiche significa ignorare l’intera impalcatura del nostro diritto penale moderno e i trattati internazionali. Da un punto di vista strettamente tecnico-giuridico, l’ordinamento italiano, in linea con la Convenzione di Istanbul, riconosce la natura strutturale di questa violenza. Negare tutto questo significa promuovere un arretramento culturale e interpretativo che pretende di cancellare anni di evoluzione del nostro codice penale. Liquidare questa specificità normativa come un omicidio qualunque è un passo indietro che non possiamo permetterci».

Proseguendo nell’analisi, la presidente ha rivolto un forte appello al mondo della politica affinché mantenga salda la rotta del progresso civile:

«La politica ha il dovere etico e istituzionale di costruire, cambiare e innovare per migliorare l’esistente, mai per indietreggiare. Chi legifera e chi amministra deve avere il massimo rispetto per quella straordinaria rete di protezione che ogni giorno tutela le vittime e si assume la responsabilità di accogliere il dolore e tramutarlo in sicurezza. Parlo di chi è in trincea quotidianamente: i Centri Antiviolenza, che offrono un approdo sicuro e competenze specialistiche, e le Forze dell’Ordine, costantemente in prima linea per garantire interventi tempestivi e rigore applicativo. Disconoscere la specificità del femminicidio significa, nei fatti, depotenziare il lavoro instancabile di questi presidi territoriali che, al contrario, andrebbero ulteriormente rafforzati, sostenuti e dotati di strumenti ancora più incisivi ed efficaci».

In questo senso, secondo la Presidente, il quadro nazionale deve rimanere un faro:

«Il contrasto alla violenza necessita di una visione alta, rigorosa e soprattutto unitaria. Lo dimostra la natura stessa dei passaggi legislativi più importanti in materia, nati dalla capacità delle forze politiche di convergere verso risposte condivise e unanimi. In questo alveo, lo storico passo in avanti segnato dall’istituzione, per la prima volta in forma bicamerale, della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, presieduta dall’On. Martina Semenzato, indica una direzione istituzionale tracciata in modo chiaro. Il nostro dovere sui territori è proteggere, consolidare e applicare questa spinta, impedendo che letture estemporanee ne sminuiscano la portata. La CPO Abruzzo vigilerà affinché il territorio rimanga un presidio saldo di questa evoluzione».

«Le istituzioni hanno una responsabilità altissima che supera ogni dinamica di appartenenza – conclude la presidente Rosa Pestilli – ed è quella di farsi garanti della sicurezza di chi ha vissuto la violenza e di chi resta a portarne i segni. Non c’è spazio per le semplificazioni o per la superficialità quando in gioco c’è la dignità umana. I diritti conquistati non sono concessioni temporanee ma pilastri di civiltà; l’istituzione non arretra, si fa scudo».