16 Giugno 2026 - 17:05:32
di Martina Colabianchi
Giovedì 18 giugno le donne e gli uomini in divisa incroceranno le braccia virtualmente per una giornata nazionale di mobilitazione e protesta che vedrà coinvolto anche il territorio dell’Aquila e della regione Abruzzo.
L’iniziativa locale si inserisce all’interno della cornice di protesta nazionale e punta a sensibilizzare i cittadini e le istituzioni locali sulla grave crisi che sta colpendo i settori della sicurezza e della difesa, partendo da due nodi fondamentali e non più rimandabili per i sindacati: il rinnovo del contratto di lavoro e la tutela previdenziale.
A livello nazionale, le sigle denunciano un vero e proprio “contratto beffa” per il triennio 2025-2027. A fronte di un’inflazione reale certificata superiore al 17%, gli aumenti salariali stanziati dall’Esecutivo sono inferiori al 5,78%: un gap strutturale del 10% netto che si traduce in una perdita media di circa 300,00 euro in busta paga ogni mese per ciascun lavoratore. Sul fronte previdenziale, si contesta il cronico ritardo nell’avvio della previdenza complementare e l’insufficienza delle risorse per la previdenza dedicata, che rischiano di condannare a una vecchiaia di stenti migliaia di donne e uomini in uniforme, schiacciati sul sistema contributivo puro.
Accanto alle rivendicazioni economiche e previdenziali nazionali, la mobilitazione a livello locale intende accendere i riflettori sulla gravissima carenza degli organici che sta portando al collasso i servizi operativi della provincia dell’Aquila e dell’intera regione Abruzzo. «Nella nostra realtà territoriale – dichiarano il segretario provinciale e il segretario regionale del SILP CGIL, Giacomo Zugaro e David Belgiorno – a situazione è diventata insostenibile. Registriamo una carenza organica complessiva pari al, 20% del personale previsto. Questo si traduce in turni di lavoro massacranti per i colleghi in servizio, un ricorso sistematico allo straordinario e un’età media del personale tra le più alte d’Italia. Questa situazione mette a dura prova la gestione quotidiana di servizi essenziali come il controllo del territorio, l’ordine pubblico e il contrasto allo spaccio di stupefacenti e alla microcriminalità».
«La sicurezza e la difesa sono beni comuni e non può esistere – concludono – una società sicura se chi la protegge viene privato dei propri diritti fondamentali e della propria dignità economica e professionale».
LAQTV Live