16 Giugno 2026 - 18:39:31
di Martina Colabianchi
La sicurezza urbana infiamma il dibattito politico in Consiglio regionale. Con l’approvazione della nuova proposta di legge in materia di sicurezza urbana integrata, l’Abruzzo si dota di nuovi strumenti di prevenzione per cittadini e imprese, ma l’aula si spacca duramente sulle coperture finanziarie e sulla reale efficacia del provvedimento.
I promotori della Lega, Carla Mannetti e Vincenzo D’Incecco, sostenuti dai consiglieri Scoccia (Noi Moderati), Gatti (FdI) e Lugini (Marsilio Presidente), rivendicano la svolta pragmatica: «Di fronte a una crescente percezione di insicurezza da parte dei cittadini, la Regione sceglie di intervenire con strumenti concreti di prevenzione e sostegno ai territori».
La maggioranza difende l’impianto della norma sottolineando come la sicurezza non sia soltanto «repressione del reato», ma anche prevenzione, cura degli spazi pubblici, illuminazione e videosorveglianza. Il testo introduce un Programma triennale e riconosce ufficialmente le forme di cittadinanza attiva e il controllo di vicinato, intesi come collaborazione con la polizia locale e mai come sostituzione delle forze dell’ordine. Il fulcro operativo è l’istituzione del «Bonus Sicurezza Abruzzo», un contributo fino al 50% della spesa destinato a residenti, condomìni e piccole imprese per installare allarmi, telecamere, porte blindate e inferriate. Per finanziare il piano viene istituito un Fondo regionale con una dotazione iniziale di 500 mila euro per il 2026. «È una risposta concreta a chi spesso si sente solo: l’anziano che teme un furto in casa o il commerciante che ha subìto danneggiamenti», evidenziano Mannetti e D’Incecco, rimarcando il pieno rispetto della Costituzione e l’introduzione di una clausola valutativa per monitorare periodicamente i risultati.
La reazione delle opposizioni è invece durissima.
Secondo i pentastellati Francesco Taglieri ed Erika Alessandrini, la legge è una scatola vuota che «certifica nero su bianco il fallimento della destra proprio sul tema che da anni utilizza come principale bandiera elettorale».
Nonostante il centrodestra governi il Paese, la Regione e molti Comuni, il M5S denuncia un aumento della microcriminalità e una cronica carenza negli organici delle forze dell’ordine, lasciando gli enti locali in totale solitudine.
Sotto accusa finisce soprattutto lo stanziamento economico, giudicato del tutto insufficiente: «Una legge sulla sicurezza senza risorse non rende più sicuro neppure un quartiere, non garantisce un agente in più e non offre alcun aiuto concreto ai Comuni. Produce soltanto un titolo sui giornali».
Per il Movimento 5 Stelle, affidare le coperture a future e ipotetiche «maggiori entrate» è una formula contabile irresponsabile, specialmente in una regione con i conti già messi a dura prova e con servizi essenziali come sanità, trasporti e politiche sociali in forte affanno. «Sulla sicurezza la destra ha costruito campagne elettorali; oggi, alla prova dei fatti, restano soltanto slogan senza soldi», concludono i consiglieri d’opposizione, annunciando che non avalleranno quella che definiscono «una messinscena».
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