16 Giugno 2026 - 11:25:52
di Tommaso Cotellessa
«L’Italia è un Paese senza memoria», scriveva Pier Paolo Pasolini negli Scritti corsari. Una frase che si è dimostrata drammaticamente vera in più di un’occasione nella storia contemporanea e che oggi sembra riecheggiare nell’appello lanciato da Antonio Massena e Maria Cristina Giambruno, storici animatori della compagnia teatrale L’Uovo, che chiedono un’operazione verità sulla memoria del Teatro San Filippo dopo il diniego, da parte dell’amministrazione comunale, all’installazione di una targa che ricordasse chi ha custodito e reso possibile la nascita di quel luogo.
Il Teatro San Filippo, le cui porte sono tornate ad aprirsi lo scorso 17 aprile, a diciassette anni dal terremoto del 2009 che ne compromise l’utilizzo danneggiando gravemente l’edificio, rappresenta uno degli organi vitali della cultura aquilana. Un luogo che, però, non è nato spontaneamente all’interno del sistema culturale cittadino, ma è stato il risultato di una visione coraggiosa e innovativa che ha trasformato un edificio dimenticato in uno dei principali spazi teatrali dell’Aquila.
Prima della sua trasformazione, infatti, il San Filippo era un’ex chiesa abbandonata nel cuore del centro storico, a pochi passi da Piazza Duomo. L’intuizione fu proprio del Teatro L’Uovo che il 23 luglio 1986 sottoscrisse con il Comune dell’Aquila una convenzione destinata a cambiare il destino dell’edificio. All’articolo 3 si leggeva: «L’Uovo si impegna alla redazione dei progetti e alla realizzazione, previo assenso del Comune, delle opere necessarie per la ristrutturazione, l’attrezzatura e l’adeguamento alle vigenti norme di sicurezza per le sale di pubblico spettacolo accollandosi l’onere delle spese relative. Tale onere di spesa sarà ammortizzato attraverso la gestione del San Filippo».
Poco più di un anno dopo, il 7 novembre 1987, veniva inaugurato il Teatro San Filippo. A quella prima convenzione seguirono quelle del 1998 e del 2008, fino allo schema definitivo approvato nel gennaio 2009 che avrebbe dovuto rinnovare la gestione fino al 2028. Un percorso amministrativo interrotto bruscamente dal sisma.
Ma gli atti e le convenzioni ricordati oggi da Massena e Giambruno non sono semplici documenti burocratici. Dietro quelle carte si nascondono oltre vent’anni di intensa attività culturale. Tra il 1987 e il 2009 il San Filippo ha ospitato quasi 2.400 eventi di spettacolo dal vivo: 2.000 recite di prosa realizzate da 350 compagnie professionali italiane e internazionali per oltre 370 mila spettatori; 300 concerti di musica classica seguiti da 65 mila persone; 55 concerti di musica contemporanea con 14 mila spettatori e 40 spettacoli di danza che hanno coinvolto circa 6 mila persone. Complessivamente oltre 455 mila presenze hanno attraversato quel teatro.
Numeri che raccontano soltanto in parte il lavoro svolto. Perché accanto alla programmazione culturale vi è stata anche la cura quotidiana dell’edificio. Dal 1986 al 2009 L’Uovo ha investito 1.678.667 euro per la trasformazione della chiesa in sala teatrale, per gli adeguamenti normativi e per gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria delle strutture e delle attrezzature tecnologiche. Un impegno economico e gestionale che, come sottolineano gli stessi promotori della petizione, non ha precedenti nella storia dello spettacolo dal vivo in città e in Abruzzo.
A fronte di questo lungo percorso, la richiesta avanzata dalla compagnia appare tutt’altro che rivoluzionaria: una semplice targa commemorativa capace di raccontare la storia del luogo e di chi ne ha reso possibile la trasformazione. Una richiesta che il Comune ha respinto nonostante una petizione sottoscritta da oltre 1.200 cittadini.
L’idea era quella di installare una targa dotata di QR Code collegato a una pagina web in grado di ricostruire la storia dell’edificio: da luogo di culto a magazzino, da teatro a cantiere della ricostruzione, fino alla sua recente rinascita. Uno strumento che avrebbe ricordato il ruolo svolto da L’Uovo senza dimenticare il contributo delle istituzioni e degli enti che hanno sostenuto il recupero dell’immobile.
«Il San Filippo lo abbiamo fatto noi, lo ha fatto L’Uovo nel 1986», ha ricordato Maria Cristina Giambruno. «Prima c’era semplicemente un’ex chiesa dimenticata da Dio e dagli uomini. Noi, attraverso le convenzioni stipulate con il Comune, l’abbiamo trasformata in un teatro che oggi appartiene alla città e all’intera cittadinanza».
Parole alle quali fanno eco quelle di Antonio Massena: «Vogliamo ripercorrere insieme alla stampa e ai cittadini che hanno sostenuto la nostra petizione, arrivata a oltre 1.200 firme, il motivo per cui questa targa non c’è. Chiedevamo semplicemente il riconoscimento della trasformazione di una chiesa abbandonata in un teatro. Due mesi fa l’amministrazione comunale ha riaperto il San Filippo, ma se L’Uovo non avesse realizzato quella trasformazione nel 1986, il 17 aprile il Comune avrebbe riaperto una chiesa, non un teatro».
Ed è forse proprio qui il cuore della questione. Non una disputa sulla proprietà di un luogo che appartiene alla città, né una rivendicazione di carattere politico o amministrativo. Il tema è la memoria. Perché ogni comunità costruisce il proprio futuro anche attraverso la capacità di riconoscere il lavoro, le intuizioni e i sacrifici che ne hanno reso possibile la crescita. E quando la memoria viene rimossa o dimenticata, il rischio è quello di perdere una parte della propria identità.
Il Teatro San Filippo è tornato a vivere. Resta da capire se, insieme alle sue mura restaurate, riuscirà a ritrovare anche la memoria della propria storia.
La nota completa di Antonio Massena
«Sfumata l’euforia per la riapertura del Teatro San Filippo al seguito del completamento dei lavori post sisma, condivido alcune considerazioni, accompagnate da dati, mai veramente emerse nelle molteplici comunicazioni del che si sono succedute in quei giorni.
Riflessioni dettate dalla necessità di ristabilire la verità al fine di conservare la reale memoria storica del “Teatro San Filippo”, che nessuno dovrebbe poter cancellare.
La Chiesa di San Filippo è stata trasformata in Teatro solo ed esclusivamente grazie all’idea concepita e alla conseguente progettazione tecnica e realizzazione operata dal Teatro L’Uovo. Se così non fosse stato, lo scorso 17 aprile sarebbe stata riaperta, forse, una Chiesa e non un Teatro.
Il 23 luglio 1986 il Teatro L’Uovo sottoscrisse la prima convenzione con il Comune dell’Aquila che all’art. 3 recitava “L’Uovo si impegna alla redazione dei progetti e alla realizzazione, previo assenso del Comune, delle opere necessarie per la ristrutturazione, l’attrezzatura e l’adeguamento alle vigenti norme di sicurezza per le sale di pubblico spettacolo accollandosi l’onere delle spese relative. Tale onere di spesa sarà ammortizzato attraverso la gestione del San Filippo”.
Il 7 novembre 1987 fu inaugurato il Teatro San Filippo nella forma che tutti ricordano.
Alla prima convenzione seguirono quella del 1998, del 2008 e lo schema definitivo del gennaio 2009 per il rinnovo fino al dicembre 2028. Procedimento amministrativo interrottosi a causa del sisma.
Nel periodo 1986 – 2009, L’Uovo ha investito in tale opera un totale di € 1.678.667,03, cifra che è accuratamente documentata e che è stata convertita in euro tenendo conto della rivalutazione del costo del denaro. Tale somma è la risultante della iniziale ristrutturazione in sala teatrale e degli interventi di adeguamento e di manutenzione ordinaria delle strutture teatrali e straordinaria delle apparecchiature tecnologiche effettuati da L’Uovo.
Nessun ente o organismo di spettacolo in questa città e regione ha mai compiuto una tale impresa creativa ed economica.
Fino al 6 aprile 2009 il Teatro San Filippo è stato gestito e programmato da L’Uovo, accogliendo sul palcoscenico produzioni proprie e delle più prestigiose compagnie teatrali nonché artisti nazionali e internazionali.
Dopo lo sgombero dei materiali recuperabili, tecnici e d’archivio, avvenuto il 10 maggio 2009, L’Uovo e Antonio Massena in prima persona hanno seguito le fasi di progettazione teatrale e recupero dell’immobile fino al 30 settembre 2019, in stretta collaborazione con la Direzione regionale per i Beni culturali e le imprese impegnate nei lavori.
I lavori effettuati da L’Uovo nel periodo 1987-2009 sono stati essenziali per trasformare il San Filippo in un teatro con tutte le dotazioni del caso, lo conferma anche l’intervento di ricostruzione post sisma: l’impianto attuale di riscaldamento a pavimento della sala e il sistema di ricircolo dell’aria sono gli stessi predisposti da L’Uovo (fatto salvo il cambio delle caldaie); le uscite di sicurezza, compresa quella appositamente creata su Via degli Scardassieri, sono le stesse progettate e realizzate da L’Uovo; i servizi igienici e la loro collocazione sono i medesimi (ovviamente riammodernati); così come gli uffici, la predisposizione dei camerini, le porte di accesso e di uscita.
Ritengo sia doveroso ricordare quanto riportato finora nel rispetto di un’autentica memoria storica del Teatro San Filippo e di chi lo ha concepito e realizzato – leggi L’Uovo (vedi le fotografie allegate) – e anche per esprimere sincera gratitudine ai 1.200 firmatari della petizione per l’installazione di una targa commemorativa.
Una targa fino a oggi negata che, attraverso un QR code collegato a una pagina web, potrebbe raccontare la storia del San Filippo e la sua evoluzione da luogo di culto, a magazzino, a teatro, fino alla sua ricostruzione. Una targa che, oltre a ricordare l’operato de L’Uovo, recherebbe un doveroso ringraziamento agli enti, organizzazioni e iniziative che hanno reso possibile il recupero e restauro dell’edificio e includerebbe, naturalmente, tutti i loghi delle istituzioni coinvolte».
I numeri del Teatro San Filippo 1987/2009
«Alcuni numeri per dare almeno in parte la misura del contributo alla vita culturale cittadina del Teatro San Filippo gestito da L’Uovo. In 22 anni di attività il San Filippo ha ospitato 2.000 recite di spettacoli di prosa rappresentati da 350 compagnie professionali nazionali e internazionali per oltre 370.000 spettatori; 300 concerti di musica classica con 65.000 spettatori; 55 concerti di musica contemporanea con 14.000 spettatori e 40 spettacoli di danza alla presenza di 6.000 spettatori. In totale 2.395 eventi di spettacolo dal vivo per oltre 455.000 spettatori».
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