16 Giugno 2026 - 16:21:50

di Martina Colabianchi

La decisione di Accenture Outsourcing di trasferire il personale di 3G S.p.A. dallo storico presidio di Sulmona a quello di Pescara ha innescato una pesante reazione sindacale.

Le sigle territoriali SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC e UGL Tlc si trovano infatti a gestire una complessa procedura di licenziamento aperta dall’azienda uscente, una conseguenza diretta della perdita della commessa Enel.

Il caso sta sollevando forti critiche e rischia di rappresentare un precedente pericoloso per l’intero comparto dei servizi in outsourcing.

Al centro della polemica non c’è solo il mancato rispetto della territorialità «da sempre considerato un pilastro a salvaguardia dell’occupazione locale», ma anche la gestione stessa del passaggio di consegne.

L’assorbimento dei dipendenti da parte del nuovo fornitore non avverrà in modo simultaneo, bensì attraverso un percorso scaglionato che si trascinerà per circa quattro mesi. Secondo i sindacati, si tratta di una dinamica del tutto anomala e priva di riscontri nell’applicazione nazionale delle clausole sociali per i contact center.

Questo schema sta alimentando un clima di profonda incertezza e forte preoccupazione tra i lavoratori, determinando al contempo pesanti difficoltà sul piano organizzativo per la stessa 3G S.p.A. Di riflesso, la società ha avviato una procedura formale che coinvolge l’intero perimetro legato all’appalto Enel nei siti di Sulmona e Campobasso, mettendo a rischio il futuro di circa 300 addetti.

Le organizzazioni sindacali non nascondono il forte timore per le ripercussioni socio-economiche sull’area della Valle Peligna, un territorio già fortemente provato dalla carenza di opportunità occupazionali e da un progressivo spopolamento. In un contesto così fragile, i rappresentanti dei lavoratori ribadiscono che la tutela di ogni singolo impiego deve rimanere l’assoluta priorità, senza cedere il passo a sole valutazioni di carattere economico o di efficienza aziendale.

I sindacati evidenziano come l’abbandono del criterio della vicinanza geografica crei una frattura che va oltre i confini di Sulmona. Il timore concreto è la nascita di un modello gestionale replicabile su scala nazionale, capace di scardinare le tutele contrattuali di un settore, quello dei CRM e del BPO, che in Italia conta oltre 35.000 addetti.

Di fronte a questo scenario, le sigle di categoria si appellano alle istituzioni locali, regionali e nazionali, richiamando alle proprie responsabilità anche la committenza Enel. La richiesta è quella di un intervento immediato e deciso per far rispettare i vincoli della clausola sociale e proteggere l’occupazione nei territori coinvolti.

La critica sindacale investe più in generale l’attuale assetto del mercato dei contact center, descritto come un sistema scivolato verso una forte deregolamentazione, dove i bandi al massimo ribasso e la compressione dei contratti collettivi finiscono per scaricare i costi delle strategie industriali direttamente sulle spalle delle famiglie e delle economie locali.

La vertenza punta ora all’attivazione urgente di un tavolo istituzionale. L’obiettivo dichiarato dai sindacati è avviare un confronto serrato tra tutte le parti in causa per trovare soluzioni reali a difesa del reddito e della dignità dei lavoratori, contestando la legittimità di scelte aziendali che sembrano aggirare le regole fondamentali stabilite dal CCNL delle Telecomunicazioni.