17 Giugno 2026 - 13:28:22

di Marco Giancarli

Fino a ieri parti contrapposte, alcune di loro vicine di banco solo in Tribunale, oggi invece nuovamente in buoni rapporti. Tanto buoni da arrivare ad un accordo, fino a pochi giorni fa neanche immaginabile sulla vicenda Prati di Tivo.

Avete sentito bene, un accordo.

Provincia di Teramo, Gst e l’ex gestore Marco Finori saranno insieme per il rilancio della cabinovia dei Prati di Tivo e di Prato Selva, con quest’ultimo che la gestirà fino al 2029. L’accordo è stato firmato da Giorgio D’Ignazio, Valerio Ferro, Piergiorgio Passerini e ovviamente Marco Finori.

Non è un film, anche se potrebbe sembrare.

Non è il copione di una sitcom anche se i presupposti di scena ci potrebbero essere tutti.

E’ la realtà che si è concretizzata sul versante teramano del Gran Sasso che ha spiazzato non solo gli addetti ai lavori, ma anche chi la questione la conosce bene e che l’uscita di scena della vecchia gestione l’aveva interpretata come un’iniezione di adrenalina per una stazione ormai moribonda, funzionante, a volte, solo d’estate.

Ma come si sa, l’adrenalina ha la sua Curva di Gauss e proprio ieri il suo effetto è terminato.

Solo pochi mesi fa, era il 15 gennaio 2026 era stato necessario l’intervento dell’ufficiale giudiziario ai Prati affinché, al termine di un annoso contenzioso tra Gst e Finori, quest’ultimo ottemperasse alla disposizione dei giudici civili della Corte d’Appello dell’Aquila di riconsegnare gli impianti di risalita della stazione turistica sul versante teramano del Gran Sasso, tanto che si rese necessario forzare le serrature per procedere all’inventario e alla verifica di eventuali danni.

Un divorzio diciamo non dei più consensuali, finito a carte bollate, che adesso però sembra esser stato cancellato con un colpo di spugna, compresa la causa in corso il cui appello si attende a dicembre e per il quale Finori avrebbe dichiarato di volersi ritirare da tutte le cause in corso, considerando l’atteggiamento della politica provinciale, con il passo avanti (o indietro?) del suo presidente Camillo D’Angelo e di tutte le altre parti in causa. Insomma cambiare tutto per non cambiare nulla.

Battaglie, annunci, resilienza sbandierata ai quattro venti per poi tornare allo status quo e ad una nuova campagna di annunci con la promessa della riapertura a breve per la stagione estiva della cabinovia e, reggetevi forte, anche di una apertura invernale della stazione.

A vincere, anche se non davanti ad un giudice, è Marco Finori che di fatto l’ha spuntata contro una politica che, nonostante i proclami, fino a questo momento, poco o nulla ha fatto per il versante teramano del Gran Sasso d’Italia.