18 Giugno 2026 - 09:13:15
di Vanni Biordi
L’Abruzzo spende un miliardo e mezzo in beni durevoli, ma è una crescita trainata dai debiti. La trappola dei motori e l’illusione della ricchezza nella nostra regione.
I dati dell’Osservatorio Findomestic realizzano l’immagine di un Abruzzo che spende e che accelera il passo nel mercato dei beni durevoli, toccando la quota complessiva di un miliardo e 567 milioni di euro.
L’aumento del 6% per cento rispetto all’anno precedente posiziona la regione ai vertici della classifica nazionale per dinamismo, superando la media italiana.
Questa vivacità non si distribuisce in modo uniforme, rivelando numeri diversi tra i territori interni e la costa. Chieti si conferma la provincia leader con una spesa totale di 463 milioni di euro, un incremento del 7,4 per cento che la colloca al secondo posto in Italia per crescita. Seguono Pescara con una progressione del 5,9 per cento, L’Aquila con il 5,3 per cento, e Teramo, che chiude la rassegna con un più 4,8 per cento. Il motore di questa espansione è proprio il comparto della mobilità, che registra ovunque incrementi a doppia cifra. Le auto nuove crescono del 12,8 per cento, portando nelle casse dei concessionari 366 milioni di euro, mentre il mercato dell’usato raccoglie ben 440 milioni di euro con un balzo del 10,6 per cento. Anche i motoveicoli segnano un progresso del 13,7 per cento. Sul versante domestico lo scenario cambia radicalmente.
Gli elettrodomestici resistono con una crescita contenuta al 3 per cento, i mobili si fermano a un marginale 0,2 per cento, mentre crollano l’elettronica di consumo, la tecnologia e la telefonia, che perde il 2,4 per cento. La spesa media per famiglia riflette questa polarizzazione, oscillando dai 2.725 euro dell’Aquila ai 2.807 euro di Chieti, per una media regionale di 2.764 euro. L’analisi ufficiale attribuisce la crescita alla ripresa del reddito disponibile, in particolare nelle province di Chieti e Teramo. La notizia più interessante riguarda l’omissione del fattore demografico e infrastrutturale.
L’acquisto di automobili in Abruzzo non rappresenta un indicatore di benessere o di opulenza, esprime la necessità di colmare le storiche carenze del trasporto pubblico locale, specialmente nelle aree montane e interne dell’Aquila e del Teramano. Le famiglie spendono per muoversi perché non dispongono di alternative valide, trasformando una spesa di consumo in un costo fisso di sopravvivenza.
La concentrazione degli investimenti privati sui mezzi di trasporto evidenzia un paradosso sociale. L’automobile consuma la liquidità che un tempo veniva destinata al miglioramento della casa, alla tecnologia e alla telefonia, settori non a caso in forte sofferenza. Comprare un’auto significa oggi vincolare il bilancio familiare a finanziamenti a lungo termine, riducendo la propensione al risparmio e la capacità di spesa futura.
L’Abruzzo mostra i sintomi di una modernizzazione forzata, dove questo dinamismo apparente dei consumi nasconde una debolezza strutturale, le famiglie si indebitano per mantenere standard di mobilità minimi, scambiando un bisogno primario di collegamento con un segnale di ricchezza economica.
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