19 Giugno 2026 - 11:36:27
di Marianna Galeota
Abruzzo e Molise condividono criticità strutturali legate alla carenza di risorse, ai piani di rientro della sanità e alla presenza di vaste aree interne montane e collinari che penalizzano i servizi di salute mentale.
Questi fattori incidono direttamente sulla capacità dei servizi di salute mentale di garantire accessibilità, continuità assistenziale e presa in carico
I dati nazionali sono stati presentati nel corso della conferenza di questa mattina a Roma della Società Italiana di Psichiatria (SIP).
Dall’incontro è emerso che negli ultimi cinque anni è aumentata la pressione sui servizi di salute mentale delle regioni italiane, soprattutto tra adolescenti e giovani.
Da qui emerge anche una proposta operativa che raccolga le indicazioni provenienti dalle realtà locali: l’istituzione di una conferenza permanente delle Regioni per monitorare i problemi e i servizi, per definire gli interventi immediati e quelli programmabili.
I numeri evidenziano un quadro molto differenziato. Alcune regioni del Nord, come Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, mostrano una forte capacità di intercettazione dei bisogni e una buona dotazione di servizi territoriali: in Emilia-Romagna la presa in carico raggiunge 234,8 utenti ogni 10.000 abitanti, rispetto a una media nazionale di 171,9, mentre nella Provincia di Bolzano supera i 327 utenti ogni 10.000 abitanti. In altre realtà emergono invece criticità specifiche: la Liguria registra la più alta prevalenza nazionale, con 447 utenti trattati ogni 10.000 abitanti contro una media italiana di 171,9, il Lazio evidenzia tassi di riammissione ospedaliera superiori al 20%, mentre Marche, Abruzzo, Molise e Calabria continuano a confrontarsi con una carenza di personale, con dotazioni che in alcuni casi scendono fino a circa 40 operatori ogni 100.000 abitanti rispetto a una media nazionale di 66,2. Nel Mezzogiorno permangono inoltre differenze significative nell’organizzazione dei servizi, con regioni come la Puglia che hanno sviluppato una solida rete territoriale e riabilitativa e altre che devono ancora rafforzare la capacità di presa in carico. Un quadro complesso, che però conferma come le principali disuguaglianze non seguano rigidamente una direttrice geografica tra Nord e Sud, ma dipendano soprattutto dall’organizzazione locale dei servizi e dagli investimenti realizzati nel tempo.
L’Abruzzo presenta una dotazione di personale tra le più basse d’Italia (39,8 operatori per 100.000 abitanti) e una limitata attività territoriale.
I ricoveri risultano inferiori alla media nazionale (15,6 per 10.000 abitanti), così come gli accessi al pronto soccorso (6,8 per 1.000 abitanti), ma con segnali di criticità nella continuità assistenziale.
«I dati dell’Abruzzo vanno letti alla luce delle caratteristiche del territorio e del contesto economico della Regione – spiega Vittorio Di Michele, presidente territoriale della sezione Abruzzo e Molise della SIP –. L’Abruzzo conta circa 1,3 milioni di abitanti distribuiti su un territorio ampio, prevalentemente montano e collinare, ed è impegnato da oltre quindici anni in un piano di rientro dal debito sanitario che inevitabilmente condiziona le risorse disponibili. A questo si aggiunge il progressivo spopolamento delle aree interne, che riduce ulteriormente le risorse finanziarie e rende più complessa l’organizzazione dei servizi sul territorio».
.Il Molise presenta un sistema di dimensioni ridotte e dati parziali, con livelli molto bassi di attività: le prestazioni per utente sono pari a 4,4 contro una media nazionale di 13,6 e l’attività semiresidenziale è pressoché assente. Anche i nuovi utenti risultano molto inferiori alla media nazionale.
«La situazione del Molise presenta molte analogie con quella dell’Abruzzo – osserva ancora Di Michele –. La popolazione, pari a circa 290.000 abitanti, è distribuita su un vasto territorio montuoso e collinare e la Regione opera da anni sotto la gestione commissariale legata al piano di rientro dal debito sanitario. Si tratta di condizioni che limitano l’accesso alle risorse del Servizio Sanitario Regionale e rendono particolarmente impegnativa l’organizzazione dei servizi di salute mentale sul territorio».
I dati nazionali
Gli accessi ai servizi di neuropsichiatria infantile e adolescenziale e ai pronto soccorso per motivi psichiatrici sono cresciuti in modo rilevante, nel periodo post-pandemico, in particolare per disturbi d’ansia, depressione e comportamenti autolesivi.
Sul fronte della psichiatria giudiziaria le REMS (le residenze destinate a persone autrici di reato) continuano a fare i conti con problemi che spesso esulano dal contesto medico: attualmente si contano circa 632 persone presenti nelle strutture e circa 750 in lista d’attesa, a fronte di una disponibilità limitata di posti, con tempi di attesa che in alcune regioni superano anche i 12 mesi. In forte crescita anche gli accessi al pronto soccorso e le richieste di aiuto ai centri di salute mentale e ai servizi per la neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza.
Numeri confermati anche dai dati epidemiologici più recenti: nel 2024 gli utenti psichiatrici assistiti dai servizi specialistici sono stati circa 845.516, con 272.497 persone entrate in contatto per la prima volta con i Dipartimenti di Salute Mentale e oltre 10 milioni di prestazioni erogate (media 13,6 per utente), confermando un aumento dei bisogni di salute mentale. Nel 2024 si registrano inoltre 636.113 accessi al pronto soccorso per motivi psichiatrici (3,3% del totale) e 4.586 trattamenti sanitari obbligatori (TSO). A questo si aggiungono la grande complessità nella gestione delle emergenze psichiatriche e il tema, sempre più rilevante, della sicurezza degli operatori sanitari.
LAQTV Live