21 Giugno 2026 - 09:04:09
di Vanni Biordi
La notizia che la CGIA di Mestre racconta nel suo ultimo rapporto settimanale non è la pressione fiscale, ferma quest’anno al 42,9 per cento e attesa al 43,2 per cento nel 2027, comunque tra le più alte d’Europa.
La vera notizia, quella interessante, riguarda chi, in questi quattro anni di Governo Meloni, ha pagato meno e chi ha pagato di più. Per le famiglie, gli autonomi e le microimprese, spina dorsale dell’economia, il peso fiscale si è ridotto di 33,3 miliardi di euro.
A spiegare l’aumento del gettito sono stati i nuovi occupati e più ancora banche, assicurazioni e grandi società di capitali, che secondo la CGIA hanno «visto crescere il loro carico tributario». Negli ultimi quattro bilanci, l’accorpamento degli scaglioni Irpef, l’esonero contributivo e il taglio dell’aliquota sul secondo scaglione hanno alleggerito le buste paga di artigiani e dipendenti abruzzesi, mentre l’abolizione dell’ACE e l’Irap più pesante su banche e assicurazioni, che da quest’anno verseranno 5,6 miliardi in più, hanno spostato altrove il peso del fisco.
Una Meloni più comunista di Bertinotti? Nel quadro tracciato dalla CGIA manca però un tassello che riguarda i contribuenti abruzzesi. Per coprire il disavanzo sanitario, la Regione ha alzato dal 2026 l’addizionale Irpef su tre fasce di reddito, fino al 3,33 per cento oltre i 50mila euro. Il presidente Marco Marsilio aveva assicurato che «tre quarti degli abruzzesi avrà una diminuzione del carico fiscale», l’opposizione di Luciano D’Amico aveva, invece, ribattuto che «la stangata è servita».
È un dato che lo studio nazionale non poteva includere, perché riguarda scelte regionali e non leggi dello Stato e che pesa comunque sulle buste paga abruzzesi.
Nota a margine: lo sconto fiscale raccontato dalla CGIA di Mestre non si misura soltanto in miliardi nazionali, ma nel saldo tra quanto lo Stato concede e quanto la Regione, poi, richiede indietro per tenere in piedi ospedali e pronto soccorso. È quel saldo, più della sola percentuale nazionale, a stabilire quanto resti davvero nelle tasche di un cameriere pescarese, un artigiano teramano, un pizzaiolo chietino o di un commerciante aquilano.
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