22 Giugno 2026 - 17:28:12

di Martina Colabianchi

«Questa è una vicenda che non ha nulla a che vedere con la criminalità ma con un amore genitoriale malato. Sono due genitori che hanno rinunciato al primo dovere di chiunque abbia la fortuna e l’onere di diventare genitore, ossia essere portatori di un amore disinteressato e mettere al primo posto l’interesse dei minori. Queste ragazzine, da quando avevano sei e tre anni, non hanno mai avuto alcuno che si occupasse di loro. Il massimo dell’attenzione l’hanno avuta in questi giorni: un’attenzione mediatica, forse anche oltremisura».

Sono le parole del procuratore di Sulmona, Luciano D’Angelo, durante la conferenza stampa sul ritrovamento di Alisya e Sarah, le sorelle di 16 e 12 anni che da due settimane si erano allontanate da una casa famiglia di Civitella Alfedena, facendo perdere le loro tracce.

In seguito al ritrovamento, salutato da tutti con gioia e sollievo, sono stati fermati la madre, il compagno e il nonno delle ragazze per sequestro di persona.

La svolta nelle indagini è arrivata da «una videochiamata della mamma nei confronti di un numero di telefono che era attenzionato intestato a un pachistano, facente parte di un gruppo di schede clandestinamente attivate a Napoli un paio di giorni prima della scomparsa», ha spiegato il procuratore.

«Tra i tanti difetti della mamma – ha aggiunto – c’era anche quello di mantenere il controllo. Non poteva rimanere giorni e giorni senza contattare le figlie».

Le due minori sono state ritrovate nella tarda serata di domenica a Formia, in un appartamento di proprietà di una lontana parente della madre, un’anziana di 80 anni. Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, Alysia e Sarah erano segregate in una stanza, non potendo né uscire né aprire le persiane. Gli era concesso solo vedere la tv da cui, è facile immaginare, avevano sicuramente appreso delle ricerche susseguitesi con ogni mezzo a disposizione per due settimane tra Lazio e Abruzzo.

«Mi preme sottolineare con piacere – ha detto il procuratore – che quando questa colonna di carabinieri ha attraversato il paese, la gente li osservava con piacere e soddisfazione. Eravamo pronti a trovarci davanti alla porta delinquenti o pazzi, abbiamo trovato una signora di 80 anni».

Nel corso della conferenza stampa sono state ricostruite, brevemente, anche le tappe delle indagini e delle ricerche. Nel giorno stesso della denuncia della scomparsa, i cani molecolari hanno seguito le tracce delle due sorelle fino alla piazzetta di Civitella Alfedena. Da lì, poi, si sono interrotte.

Le ragazze sarebbero salite volontariamente in macchina con le stesse persone che le hanno portate a Formia, ha spiegato ancora il procuratore D’Angelo. «Non si sa ancora che piano avessero, per quanto tempo sarebbero state ancora lì le ragazze, perché non sono stati ancora svolti gli interrogatori», ha precisato riferendosi all’appartamento della lontana parente dove sono state ritrovate.

Insomma, una vicenda complicata sulla quale è ancora difficile arrivare ad una verità. Secondo quanto si apprende, inoltre, le sorelline avrebbero espresso preoccupazioni nell’abbandonare la casa in cui sono state ritrovate dai carabinieri. In particolare la più piccola avrebbe opposto resistenza, spiegando di voler restare con la mamma. Solo l’arrivo di un’assistente sociale avrebbe convinto le due ragazzine a lasciare la casa della parente della mamma a Formia.

Intanto, però, si è fatta ulteriore chiarezza sul ruolo del giovane Youssef, fidanzatino della ragazza più grande, ascoltato per ore in caserma proprio poche ore prima del ritrovamento.

«Youssef non è stato in contatto con queste persone», ha detto il procuratore D’Angelo, spiegando che il giovane, da lui stesso ascoltato nella stazione dei Carabinieri di Villetta Barrea sabato scorso, si è recato domenica di nuovo dai militari, di sua iniziativa, solo per avere conferma che le ragazze fossero state liberate. «L’unica sua colpa è di essersi innamorato della più grande delle sorelle – ha sottolineato -. Non ci è servito a nulla».

All’Ansa, Youssef ha detto di essere felice del ritrovamento e che le due sorelle stiano bene. «Voglio loro veramente bene. Tanto bene», ha aggiunto. Alla domanda ‘un giorno magari le rivedrai?’, Youssef ha risposto: «Chissà, speriamo».

«È la fine di un incubo, ma non siamo ancora arrivati alla fine. L’unico pensiero va a loro, che stiano bene», sono invece le parole di Stefano Di Giacinto, papà delle due sorelle. «Finora le ho viste solo da lontano: devo dargli il tempo necessario per fargli recuperare la propria psiche», aggiunge l’uomo.

Poi, sulle ragazze rimaste nella stessa casa tutto questo tempo: «È stata una vera tortura. Non potevo accusare nessuno e continuerò a non farlo, dato che ci penseranno le istituzioni. C’erano stati dei precedenti già prima. Adesso sono emozionato, pieno di rabbia ma anche di felicità. Sto continuando ad accumulare, e non posso permettermi di cadere giù».

Pur non avendolo mai detto esplicitamente, il padre ha da subito nutrito dubbi sulla ex moglie. Sin da quella notte in cui le sue figlie si sono volatilizzate nel nulla dalla struttura protetta.

E sull’identità dell’anziana donna che ha ospitato le due minori, ha detto: «Non è una zia, bensì una persona che non conoscono: lo ha detto anche lei. E riguardo a ciò che dice la madre ho notizie opposte».