22 Giugno 2026 - 18:26:47
di Vanni Biordi
Nella sala Conferenze dei Frati Cappuccini di Santa Chiara in Borgo Rivera, L’Aquila ha celebrato un legame antico e mai davvero spezzato con uno dei capolavori del Rinascimento italiano.
L’Atletica L’Aquila Associazione Sportiva e Culturale ha organizzato l’evento denominato “Aspettando la Visitazione“, una conferenza che prepara la città all’imminente arrivo dell’originale di Raffaello Sanzio, atteso al MuNDA dal 27 giugno per la mostra “La Visitazione all’Aquila. Raffaello e Pontormo”.
Al centro del pomeriggio, la copia della “Visitazione” custodita nel coro del convento dei Frati Cappuccini, restaurata nel 2013 dalla restauratrice Jenny Rolo di Praxis sotto la direzione della dottoressa Biancamaria Colasacco della Soprintendenza B.S.A.E. d’Abruzzo. Un restauro finanziato in modo insolito, attraverso le vendite di un docufilm dal titolo “Un altro domani“, realizzato da Paola Aromatario a due anni dal sisma del 6 aprile 2009. La raccolta fondi fu mediata dall’Associazione Culturale Centro Studi per il Progresso di L’Aquila, presieduta da Marianna Colantoni.
La “Visitazione” originale fu realizzata intorno al 1517 per la chiesa di San Silvestro e lasciò la città nel 1655, durante l’occupazione spagnola, per confluire nelle collezioni reali di Filippo IV. Oggi è conservata al Museo del Prado di Madrid.
Il sindaco Pierluigi Biondi ha dichiarato che «il ritorno dell’opera ha un valore storico, artistico e sentimentale che non ha pari per la nostra terra».
La conferenza ha visto gli interventi di Daniele Lauri, funzionario storico dell’arte del MuNDA, del professor Michele Maccherini, docente di Storia dell’Arte Moderna all’Università degli Studi dell’Aquila, del giornalista Giustino Parisse e della stessa Aromatario. Ha coordinato i lavori la giornalista Angela Ciano, già voce narrativa del progetto originale. La conferenza ha messo in luce un aspetto che ho trovato interessante. Mentre la diplomazia culturale si è concentrata sul ritorno dell’originale dal Prado, la copia conservata nel convento ha continuato per decenni a fare da presidio silenzioso di quella memoria, accessibile a pochi, ignorata dai circuiti ufficiali.
Il suo restauro, finanziato dal basso attraverso un docufilm nato dal dolore del terremoto, rappresenta una forma di cura civica che nessuna istituzione aveva saputo garantire. La comunità ha riparato quello che le apparteneva, senza attendere permessi. Questo dato, quasi mai citato nelle cronache e nei racconti sull’imminente mostra, cambia la prospettiva, perché dimostra che il legame tra L’Aquila e Raffaello non è stato riattivato dall’evento del 2026, era già vivo, tenuto in piedi da persone che dopo un terremoto avevano scelto di non dimenticare.
La cerimonia del premio “Memoria e Futuro“, dedicato a otto giovani aquilani nati dopo il 2009 e distintisi nei risultati sportivi e scolastici, ha chiuso il pomeriggio con una coerenza simbolica precisa. Il numero otto, nella sua forma, rimanda all’infinito. Un segno che in questa città, più che altrove, non è retorica.
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