24 Giugno 2026 - 08:22:59
di Tommaso Cotellessa
L’anima di un territorio, la sua storia e l’eredità che attraversa le generazioni sono fatte di gesti, voci, scelte e responsabilità. Sono fatte, in definitiva, di donne e uomini che con il proprio percorso umano e professionale hanno contribuito a modellare il volto di una comunità.
È da questa consapevolezza che nasce Personaggi e Persone. 99 profili, un patrimonio di memoria, l’ultimo volume del giornalista e scrittore aquilano Goffredo Palmerini, figura di riferimento della cultura cittadina e profondo conoscitore delle vicende che hanno attraversato L’Aquila e le comunità degli italiani nel mondo.
Nel libro Palmerini raccoglie e restituisce alla memoria collettiva 99 volti, 99 storie, 99 nomi che hanno lasciato un segno nella vita sociale, culturale, professionale e istituzionale del territorio. Un numero non casuale, ma fortemente simbolico: il 99 è infatti il numero identitario dell’Aquila, legato alla tradizione della fondazione della città e divenuto nel tempo uno dei suoi emblemi più riconoscibili.
I profili raccolti nel volume sono stati scritti nell’arco di vent’anni, dal 2005 al 2025. Come spiega lo stesso autore, si tratta quasi sempre di testi nati di getto, spesso nel momento del commiato da persone che hanno concluso il proprio cammino terreno, trasformando il ricordo personale in testimonianza pubblica e patrimonio condiviso.
Il libro si muove così lungo il confine tra memoria privata e memoria collettiva, raccontando figure che, pur appartenendo a mondi differenti, hanno contribuito a costruire l’identità della comunità aquilana. Perché il valore di una città non si misura soltanto nella capacità di progettare il futuro, ma anche nella volontà di custodire il proprio passato e riconoscere il debito umano e culturale verso chi l’ha preceduta.
Nella presentazione del volume, Luca Bergamotto, direttore di Laqtv e A4 Quotidiano e amministratore unico di News-Town, sottolinea il significato profondo dell’opera.
«Ogni persona che abbiamo conosciuto e che ha lasciato la vita terrena è un colpo al cuore. Le righe a loro dedicate ci fanno riflettere sul lascito immateriale che ciascuno di essi ci ha donato, nella vita privata e in quella pubblica, nella famiglia, nel lavoro, nell’impegno sociale e nelle espressioni artistiche. Goffredo ci aiuta a ricomporre nelle loro storie questa intimità perduta. Descrive ogni persona con maestria, con la padronanza e la qualità di quel patrimonio che è la lingua italiana, con lo scrupolo dello studioso, con attenzione ai dettagli e con quella sensibilità che unanimemente gli viene riconosciuta e che lo rende un punto di riferimento della nostra comunità e di quella degli italiani nel mondo».
L’uscita del volume assume un significato particolare nell’anno in cui L’Aquila è L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026. Un anno dedicato alla valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale della città, nel quale la memoria delle persone che ne hanno scritto la storia diventa essa stessa elemento fondante dell’identità collettiva.
Il libro sarà presentato giovedì 25 giugno alle ore 17.30 presso l’Auditorium Ance dell’Aquila, in via Alcide De Gasperi. Dopo i saluti istituzionali del vicesindaco Raffaele Daniele, dialogheranno con l’autore lo stesso Luca Bergamotto, Marina Marinucci, presidente dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo, Francesca Pompa, presidente di One Group e Andrea Fusco, vice caporedattore di Rai Sport.
Un appuntamento che si propone non soltanto come presentazione editoriale, ma come momento di riflessione sul valore della memoria e sul ruolo che le persone, con le loro storie, continuano ad avere nella costruzione dell’identità di una comunità.
La recensione al volume di Carlo Di Stanislao
In un’epoca in cui la velocità consuma nomi, storie e presenze con la stessa rapidità con cui vengono generate, l’ultimo lavoro di Goffredo Palmerini si impone come un gesto controcorrente, quasi un atto di resistenza culturale. Personaggi e persone – 99 profili, un patrimonio di memoria non è soltanto un libro: è un archivio umano, una raccolta di esistenze che diventano racconto, testimonianza, traccia viva di un tempo che rischierebbe altrimenti di dissolversi.
Il numero 99, scelto dall’autore, non ha nulla di casuale. È un numero “aperto”, incompiuto, che suggerisce la natura stessa della memoria: mai definitiva, mai chiusa, sempre pronta ad accogliere nuove presenze o a lasciare spazio al ritorno di quelle già incontrate. In questo senso il libro non si presenta come un’opera conclusa, ma come un organismo vivo, in continua espansione ideale.
Proprio il 99 assume anche un valore profondamente identitario legato a L’Aquila, città che porta nel suo immaginario storico e simbolico questo numero come cifra distintiva. La tradizione delle “99” torna infatti in molte espressioni del patrimonio aquilano, dalla celebre Fontana delle 99 Cannelle, fino al richiamo antico dei 99 castelli che, secondo la leggenda, avrebbero partecipato alla fondazione della città. È un simbolo che attraversa i secoli e che identifica la comunità come insieme di molteplici identità unite in un’unica storia. In questo senso, i 99 profili del libro dialogano idealmente con la stessa struttura simbolica della città: una pluralità che diventa unità, una somma di voci che costruisce un’identità collettiva.
Il cuore pulsante del libro resta L’Aquila, città simbolo che non è solo sfondo geografico ma vera e propria matrice identitaria e affettiva. Dopo le ferite del terremoto e le fatiche della ricostruzione, il richiamo alla memoria assume qui un valore ancora più forte: ricordare diventa un modo per ricostruire, non solo edifici ma legami, storie, continuità. Tuttavia, l’opera non rimane mai confinata in un orizzonte locale: i profili si allargano, si intrecciano con l’Italia intera e spesso oltrepassano i confini nazionali, restituendo una rete di relazioni umane e culturali più ampia.
La scrittura di Palmerini si distingue per una qualità rara: la capacità di unire partecipazione e misura. Non c’è mai compiacimento, né enfasi ridondante, ma una tensione costante verso l’essenziale. Ogni profilo sembra costruito come un incontro diretto, quasi una conversazione trattenuta sulla soglia del ricordo. L’autore non si pone mai come semplice osservatore esterno: entra nelle storie con discrezione, lasciando che siano le persone stesse a parlare attraverso i frammenti della loro vita.
Ciò che rende il libro particolarmente significativo è la sua struttura corale. I 99 profili non sono isolati, ma dialogano tra loro, creando una sorta di rete invisibile di rimandi, affinità, contrasti e continuità. La lettura procede così su più livelli: da un lato l’interesse per la singola figura, dall’altro la percezione progressiva di un disegno più ampio, quasi una geografia della memoria collettiva.
In questo senso, l’opera assume anche un valore civile. Non si limita a celebrare, ma restituisce dignità alla memoria come funzione sociale. In un tempo in cui l’oblio è spesso accelerato dalla sovrabbondanza di informazioni, ricordare diventa un atto di responsabilità. Palmerini sembra suggerire che ogni vita raccontata è un frammento di storia condivisa, e che perdere queste tracce significa impoverire la nostra comprensione del presente.
Particolarmente intensa è la capacità dell’autore di far emergere l’umanità nascosta dietro i ruoli pubblici. Le figure non vengono mai ridotte alla loro notorietà o al loro ruolo istituzionale: emergono invece nelle loro fragilità, nei loro slanci, nelle loro contraddizioni. È proprio questa dimensione a rendere il libro profondamente umano e accessibile, anche quando affronta personalità di grande rilievo. Il tono dell’opera alterna registri diversi: dal narrativo al riflessivo, dal memoriale al quasi giornalistico, senza mai perdere coerenza. In alcuni passaggi la scrittura si fa più lirica, soprattutto quando il ricordo si intreccia alla perdita o quando la distanza temporale trasforma la biografia in testimonianza. Tuttavia, anche nei momenti più emotivi, Palmerini mantiene una sobrietà che rafforza la credibilità del racconto.
Un altro elemento centrale è il rapporto tra memoria individuale e memoria collettiva. Il libro sembra suggerire che non esiste una separazione netta tra le due: ogni storia personale contribuisce a costruire un patrimonio condiviso, e ogni frammento di vita privata si riflette, in modo più o meno evidente, nella storia di una comunità. È un’idea forte, quasi etica, che attraversa l’intera opera.
La lettura di Personaggi e Persone diventa così anche un esercizio di attenzione. Richiede tempo, ascolto, disponibilità a entrare nelle storie senza fretta. Non è un libro da consumo rapido, ma un testo da attraversare con calma, lasciando che i profili si sedimentino nella memoria del lettore. Il valore dell’opera risiede anche nella sua funzione di ponte tra generazioni. Molti dei personaggi raccontati appartengono a epoche diverse, e il libro diventa così un luogo di incontro tra passato recente e presente, tra ciò che è stato e ciò che ancora influenza il nostro oggi. In questo senso, la memoria non è mai nostalgia, ma strumento di comprensione.
Goffredo Palmerini conferma, con questo lavoro, una vocazione ormai consolidata: quella di narratore della memoria civile e culturale, attento non solo ai grandi eventi ma soprattutto alle persone che li hanno attraversati. Il suo sguardo è insieme giornalistico e umano, capace di registrare i fatti senza perdere la sensibilità per le storie. Alla fine della lettura, ciò che resta non è soltanto la somma dei 99 profili, ma una sensazione più ampia: quella di aver attraversato un territorio umano ricco, complesso, stratificato. Un territorio in cui ogni vita ha lasciato una traccia e in cui ogni traccia contribuisce a costruire un senso. Personaggi e Persone – 99 profili, un patrimonio di memoria si presenta così come un’opera necessaria. Non perché imponga una verità, ma perché custodisce la pluralità delle voci. E in un mondo che tende spesso a semplificare, questa pluralità diventa un valore prezioso, quasi indispensabile.
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