24 Giugno 2026 - 11:02:41
di Martina Colabianchi
L’economia abruzzese chiude il 2025 con un bilancio complessivamente favorevole, camminando allo stesso passo del resto del Paese, ma l’inizio del 2026 si trova a fare i conti con le prime pesanti incertezze geopolitiche.
È questo, in sintesi, il quadro che emerge dal rapporto sull’economia abruzzese presentato dalla Banca d’Italia nella sede della filiale dell’Aquila.
Secondo l’indicatore ITER, nel 2025 il Prodotto Interno Lordo (PIL) regionale è cresciuto dello 0,4 per cento, un dato quasi identico allo 0,5 per cento della media nazionale.
A trainare questa tenuta sono stati soprattutto il comparto delle costruzioni e il settore dei servizi, mentre la spesa delle famiglie ha continuato a espandersi in modo moderato grazie a un incremento dei redditi reali dell’1,2 per cento.
Il vero motore dell’anno passato è stato il commercio con l’estero. Le esportazioni abruzzesi hanno registrato un balzo del 6,9 per cento, superando la media italiana. Il merito va quasi interamente all’exploit del polo farmaceutico, le cui vendite sono schizzate del 56,5 per cento arrivando a coprire circa un quinto di tutto l’export regionale.

Segni di miglioramento arrivano anche dall’automotive, un settore in cui l’Abruzzo vanta una delle specializzazioni più forti a livello nazionale. La flessione nella produzione di veicoli commerciali leggeri si è attenuata, ma la forte presenza di gruppi esterni e di una fitta rete di fornitori locali rende il territorio fortemente esposto alle oscillazioni della domanda.
Per quanto riguarda il settore delle costruzioni, le imprese hanno beneficiato a pieno ritmo dei cantieri legati al Pnrr (i pagamenti hanno superato la metà dei fondi destinati alla regione) e della prosecuzione della ricostruzione post-sisma. D’altro canto, però, l’edilizia privata ha subito una contrazione dovuta al ridimensionamento dei bonus fiscali per le ristrutturazioni. Nonostante questo, i prezzi delle case sono saliti del 4,3 per cento, specialmente nelle città.
Nota di assoluto rilievo per il settore terziario: il turismo ha vissuto un’annata straordinaria, registrando un aumento delle presenze negli esercizi ricettivi del 21,5 per cento rispetto al 2024, con un peso sempre maggiore dei visitatori stranieri.
Sul fronte del lavoro, l’occupazione ha mantenuto il segno positivo (+0,9 per cento), trainata principalmente dai contratti a tempo indeterminato nel settore privato. Le condizioni finanziarie delle famiglie restano stabili: l’Istat certifica che il benessere complessivo in Abruzzo nel 2024 era superiore alla media del Mezzogiorno e leggermente sopra quella nazionale, aiutato soprattutto dall’ottima qualità del contesto ambientale.
Tuttavia, restano alcune criticità strutturali. Il ricorso alla cassa integrazione è rimasto molto elevato (17,5 milioni di ore autorizzate, concentrate soprattutto nei trasporti e nei minerali). Inoltre, lo studio della Banca d’Italia evidenzia un problema di lungo periodo: tra il 2008 e il 2023 le retribuzioni contrattuali in termini reali sono calate dell’11,7 per cento. Una perdita di potere d’acquisto peggiore rispetto alla media italiana, anche se più contenuta rispetto al resto del Sud.
Nonostante i bilanci delle imprese siano rimasti in utile e i prestiti bancari abbiano ripreso a correre (+1,0 per cento alle imprese, +3,3 per cento i mutui alle famiglie), le prospettive per i prossimi mesi si sono fatte improvvisamente più fosche.
Il progressivo recupero della fiducia registrato tra la fine del 2025 e i primi mesi del 2026 si è infatti bruscamente interrotto a primavera. L’accensione del conflitto nel Golfo Persico ha peggiorato il clima di fiducia sia delle imprese industrial, che oggi formulano aspettative meno favorevoli sul fatturato, sia delle famiglie, introducendo un elemento di forte incertezza sulla durata della ripresa economica regionale.
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