25 Giugno 2026 - 17:04:55
di Martina Colabianchi
Sul tema della ricostruzione delle scuole a L’Aquila, e del ritorno di queste nel centro storico, il dibattito politico e cittadino non si è mai fermato.
Notizia di questi giorni è l’istituzione di una Commissione tecnica per verificare l’idoneità di immobili da destinare ad edifici scolastici in centro. La stessa amministrazione elenca i requisiti di una scuola sicura: vie di fuga, spazi di raccolta, accessibilità, abbattimento delle barriere, compatibilità con il traffico.
Proprio su questo elenco intervengono il Comitato Scuole Sicure e la Commissione Oltre il Musp, favorevoli da sempre al ritorno delle scuole in centro, spiegando che sono proprio questi «i criteri per cui ci battiamo da sempre e li condividiamo pienamente. Proprio perché li conosciamo, sappiamo che non sono una “spunta” da apporre a un edificio già esistente, ma le condizioni che si garantiscono progettando una scuola. E progettare una scuola in centro è una responsabilità politica, non un esito tecnico».
«Qui sta il punto. La lettera del Comune di costituzione della commissione incarica la Commissione di individuare “eventuali edifici idonei” già esistenti. Ma più quei requisiti sono — giustamente — esigenti, meno è probabile che un immobile qualunque del centro li soddisfi tutti. Il rischio è evidente: certificare che “non esistono immobili idonei” e così “chiudere definitivamente una discussione”, come dichiarato da rappresentanti dell’Amministrazione. Un nulla di fatto travestito da rigore tecnico».
Al centro storico, secondo i comitati, «non servono megastrutture, ma scuole di prossimità: piccole, raggiungibili a piedi, capaci di riportare le famiglie e contrastare la desertificazione in corso. Per realizzarle serve la volontà politica di individuare gli spazi e crearne le condizioni, non solo di esaminare ciò che già esiste. Affidare ai soli tecnici una scelta politica, a meno di un anno dalle elezioni del 2027 e dopo dieci anni di immobilismo, somiglia più a un’operazione d’immagine che a una svolta. Le scuole in centro si decidono e si progettano: la responsabilità è della politica».
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