26 Giugno 2026 - 13:07:21
di Martina Colabianchi
La cultura è valore e genera valore.
Mai come ora questa affermazione vale per L’Aquila, Capitale italiana della Cultura 2026, che chiude il sesto semestre di questo anno unico per la città con il ritorno, dopo più di tre secoli e mezzo, della Visitazione di Raffaello Sanzio nel capoluogo abruzzese.
Ospitata e promossa dal Museo Nazionale d’Abruzzo, con l’importante contributo del Comune dell’Aquila, questo grande capolavoro del Rinascimento sarà visibile al pubblico all’interno del castello cinquecentesco a partire da sabato 27 giugno e fino al 27 settembre costituendo uno degli appuntamenti cardine del calendario aquilano del 2026.

La pala è giunta nel capoluogo abruzzese dal Museo del Prado di Madrid, dove l’opera è custodita, trovando collocazione a L’Aquila accanto ad un’altra prestigiosissima Visitazione: quella dipinta da Jacopo da Pontormo, con cui il capolavoro del maestro urbinate simbolicamente e artisticamente dialoga.
«Si tratta di un momento molto importante per la diplomazia culturale tra Spagna e Italia – ha dichiarato l’ambasciatore di Spagna in Italia Miguel Ángel Fernández-Palacios -. Sono qui non solo come ambasciatore, ma anche in rappresentanza del direttore del Museo del Prado, che è molto contento della mostra e verrà a vederla. Mettere questi due dipinti insieme è qualcosa di unico, siamo felicissimi che questo avvenga qui a L’Aquila».
La mostra “La Visitazione all’Aquila. Raffaello e Pontormo“, curata dagli storici dell’arte Tom Henry e Federica Zalabra, direttrice del Munda, ricostruisce la genesi della pala d’altare di Raffaello, commissionata dall’amico e mecenate aquilano Giovanni Battista Branconio, indagandone la fortuna e le implicazioni artistiche e culturali.
«L’idea di aver riportato a casa un’opera che L’Aquila stava aspettando da così tanto tempo ci riempie di orgoglio – ha dichiarato la direttrice Federica Zalabra -. È stato un lavoro duro che è durato più di due anni che ci ha visto colloquiare con il Prado, ma anche con la diocesi di Pistoia, ma soprattutto grazie al supporto di Monsignor Antonini. La sensazione è quella di aver realizzato un evento importantissimo. Siamo sicuri che il visitatore in senso lato, ma soprattutto l’aquilano, qui ritroverà un pezzo della propria storia, ma soprattutto io spero che comprenderà fino in fondo la potenzialità di un museo nazionale, un museo nazionale che è cambiato, che è in grado di colloquiare con gli altri musei del mondo e, soprattutto, è in grado di poter intercettare i desideri della comunità».

«È un’emozione straordinaria quella di oggi, probabilmente il punto più alto delle iniziative che abbiamo organizzato per Capitale italiana della Cultura con queste due opere d’arte che dialogano per la prima volta in Italia – così il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi -. Dopo quattro secoli, inoltre, la Visitazione è tornata in città e questo è frutto di una collaborazione istituzionale fondamentale che ha visto insieme il Ministero dei Beni Cultuali, il Munda, il Museo del Prado, l’ambasciata spagnola e il Comune dell’Aquila che ha contribuito in modo determinante dal punto di vista economico. Avevamo già stanziato risorse per le grandi mostre, poi è stato merito di Federica Zalabra e Tom Henry come curatori di questa iniziativa e per aver dato una forza scientifica al progetto tale che ci ha reso sufficientemente autorevoli affinché il Prado si privasse, per un breve periodo, di questo straordinario capolavoro».

Due le sale dedicate alla mostra, che si sviluppa all’interno del percorso espositivo del castello per aprire un dialogo diretto tra l’evento temporaneo e le collezioni del museo.
La prima sezione vede le due tavole campeggiare nel fondo della sala dieci. La tavola di Raffaello, destinata alla cappella della famiglia Branconio nella chiesa di San Silvestro dell’Aquila, rimase nel suo contesto originario per oltre un secolo prima del trasferimento in Spagna.

Non solo l’emozionante ritorno a L’Aquila della Visitazione del maestro urbinate, ma anche un’occasione di studio e ricerca. La messa in dialogo della pala di Raffaello con quella del Pontormo consente, infatti, di approfondire l’analisi sulle novità stilistiche ed iconografiche della Visitazione e sull’innovativo approccio del grande artista del Rinascimento su questo tema.
Oltre ad una sempre migliore reputazione acquisita dal Museo Nazionale d’Abruzzo, infatti, la direttrice Zalabra ha raccontato in breve di un nuovo studio iconografico, e meglio esplicitato nel catalogo della mostra, fatto sulla cappella Branconio e sull’opera.
«Quesascerà anche uno studio scientifico nuovo sulla Visitazione, su Giovan Battista Branconio e suo padre Marino, e riuscirà anche a colloquiare in maniera più aperta, anche molto più sfacciata se vogliamo, con la comunità».
«Dal momento che abbiamo pensato di fare questa mostra, abbiamo voluto indagare queste due versioni di questo soggetto uno accanto a l’altro – ha spiegato Tom Henry -. Credo che Pontormo sia più fedele ai Vangeli e alla narrazione, Raffaello invece si è voluto invece concentrare su queste due figure monumentali per creare qualcosa che abbia più rimandi al classicismo. Questo dipinto, da quando è arrivato in Spagna, ha fatto davvero pochissimi viaggi e dunque questo è un evento di grande importanza».
Il secondo tema che la mostra percorre, e che è protagonista della seconda sala, è il Palazzo Branconio a Roma, non più esistente, ma originariamente situato in una posizione prestigiosa sulla strada per il Vaticano.
Una ricostruzione digitale del palazzo, elemento centrale dell’allestimento della seconda sala, consente di goderne a pieno l’architettura.

«Abbiamo voluto approfondire la figura del committente. I committenti in realtà erano due: Marino Branconio, nominato in un’iscrizione sul dipinto di Raffaello, ma che ha operato tramite il figlio Giovan Battista Branconio che era un amico strettissimo di Raffello a Roma – ha continuato Henry -. Dalla sua figura si comprende bene il valore di un ambiente costituito da grandi personaggi, interessato al classicismo».
La figura di Giovanni Battista Branconio, protagonista della Roma di Leone X e amico di Raffaello, viene approfondita dalla mostra mediante pannelli interpretativi, ricostruzioni digitali e postazioni multimediali per approfondimenti.
Particolarmente importante assume la presenza del testamento di Marino Branconio, rogato a L’Aquila nel Convento di San Bernardino il 1°aprile del 1517 dal Notaio Valerio di Domenico da Pizzoli, con il quale egli sceglie come luogo di sepoltura la chiesa cittadina di San Silvestro di Collebrincioni.

Marino dispone, inoltre, che il figlio Giovanni Battista faccia realizzare un quadro raffigurante la Madonna dal valore di 20 ducati di carlini. È questa la prima notizia della volontà di far dipingere una pala d’altare di tema mariano da parte del Branconio.
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