27 Giugno 2026 - 10:02:45

di Vanni Biordi

Entro il 30 giugno le imprese italiane sono chiamate a versare all’erario 22,9 miliardi di euro.

È quanto emerge dall’elaborazione dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, che definisce questo appuntamento fiscale «uno degli adempimenti più impegnativi dell’anno».

La quota più rilevante è quella dell’Ires, l’imposta sui redditi delle società di capitali, che da sola vale 15,8 miliardi, seguita da 5,1 miliardi di Irap e 1,8 miliardi di Irpef. Per l’Abruzzo, con il suo tessuto di piccole e micro imprese distribuito tra L’Aquila, Pescara, Chieti e Teramo, questo mese di giugno assume un peso specifico che i numeri aggregati nazionali faticano a restituire.

La pressione fiscale in Italia ha raggiunto nel 2025 il 43,1 per cento del Pil, in aumento rispetto al 42,4 per cento dell’anno precedente.

Ma la fotografia si fa più nitida quando si guarda al dato reale. Considerando i costi di compliance e i tributi indiretti, il carico effettivo supera il 47 per cento, arrivando al 47,6 per cento per chi opera nella piena legalità. Una cifra che racconta qualcosa di diverso rispetto alle statistiche ufficiali, e che pesa con intensità maggiore sui territori in cui la dimensione media d’impresa è più contenuta.

In Abruzzo la situazione non è uniforme. Secondo i dati elaborati dalla CGIA, le aziende abruzzesi classificate in sofferenza alla Centrale dei Rischi di Bankitalia sono oltre tremila, pari a circa il 2,6 per cento del totale delle attività economiche presenti sul territorio regionale. Chieti registra 860 imprese in sofferenza, Pescara 929, Teramo 857 e L’Aquila 560, quest’ultima in calo del 4,9 per cento rispetto all’anno precedente.

Per queste imprese, reperire le risorse necessarie entro fine mese è una prova di resistenza. La normativa consente alle attività soggette agli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale con fatturato non superiore a 5,1 milioni di euro di rinviare i versamenti al 20 luglio senza maggiorazione, oppure di pagare entro il 19 agosto con una maggiorazione dello 0,8 per cento.

Una boccata d’aria, ma calda. Per le imprese di dimensioni superiori o strutturalmente diverse, il 30 giugno resta la scadenza vincolante, con la sola alternativa del rinvio al 30 luglio, gravato da uno 0,4 per cento aggiuntivo.

Il problema da risolvere riguarda il legame diretto tra pressione fiscale e accesso al credito. In un territorio come l’Abruzzo, le imprese in sofferenza faticano a rientrare nei canali ordinari del credito, con il rischio di dover ricorrere a forme di finanziamento alternative e più costose. La contrazione dei prestiti alle micro-imprese ha segnato un calo del 3,5 per cento nell’ultimo anno.

In questo quadro, la scadenza di fine mese è l’indicatore più immediato di un equilibrio finanziario che per molte realtà produttive abruzzesi resta fragile.

Come ricordava il presidente della Piccola Industria di Confindustria Abruzzo Giammaria de Paulis, «il nostro tessuto produttivo regionale, pur ricco di eccellenze e di uno straordinario spirito resiliente, si trova oggi a un bivio storico». Giugno ne è, ogni anno, la prova più concreta.