29 Giugno 2026 - 11:26:07
di Marco Giancarli
Per migliaia di alpinisti è stato per anni il luogo sicuro dove sostare prima di attaccare una via impegnativa o per trovare riparo da una bufera che li ha sorpresi al ritorno. Per tutti loro certamente è stato un punto di arrivo o di partenza per imprese lontane dalla città e dai codici che la regolamentano.
É il bivacco Bafile, quel puntino rosso che gli escursionisti meno allenati vedevano in lontananza magari con la speranza un giorno di poterlo raggiungere, se la preparazione fisica e tecnica glielo avrebbe mai concesso, posto a 2669 metri sulla cresta Sud-Est della Vetta Centrale del Corno Grande del Gran Sasso.

Era il 16 novembre del 2024, quasi due anni fa, quando fu deciso che le sue condizioni non erano più idonee per dichiararlo agibile e per questo fu scardinato e portato a valle da un elicottero mettendo fine ad una storia che partiva dal lontano 1966 quando fu installato.
Il progetto era quello di restaurarlo e metterlo a disposizione della città per renderlo una sorta di piccolo monumento e contestualmente costruirne uno nuovo da riposizionare al posto del vecchio. Delle due cose, nessuna, a quasi due anni da quella data è stata portata a termine, né si conosce un cronoprogramma sul futuro dell’uno e dell’altro progetto.
In pieno stile all’italiana dunque si è deciso intanto di togliere il vecchio bivacco che magari con una rabberciata da parte di tecnici professionisti, qualche altro inverno poteva ancora reggere e poi trovare i fondi per ricostruire il nuovo e restaurare il vecchio.
Questo il punto tra chi nell’ambiente sostiene che manchino adesso addirittura i fondi per fare l’uno e addirittura anche l’altro.
In tutto questo altri bivacchi forse meno fondamentali per svolgere la loro funzione sono stati smontati e ricostruiti, vedi il Desiati ex Lubrano tra il Monte Prena ed il Monte Camicia, vedi l’iconico Bivacco “Cesare Mario Pelino” sul Monte Amaro.
Non siamo qui per fare una classifica di cosa abbia la precedenza o meno.
Stiamo qui solo a ricordare che gli impegni presi da alcuni importanti interlocutori della montagna, che hanno cosi ben sponsorizzato la sua rimozione, vengano mantenuti riportando in quota il bivacco Bafile e restituendo così alla montagna e ai suoi massimi fruitori, un luogo fondamentale non per autoscatti iconici o cenette d’alta quota da spammare sui social, ma per consentirgli di tornare a svolgere la sua vera funzione, ovvero quella di permettere a chi sa cosa è la montagna, di riprendere le forze, di ripararsi dagli eventi estremi di quelle quote e in ultimo riportare a casa sana e salva la pelle.
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