29 Giugno 2026 - 16:33:14
di Tommaso Cotellessa
A L’Aquila il futuro degli alloggi del Progetto Case continua a far discutere.
Al centro del dibattito sul destino dell’enorme patrimonio abitativo lasciato alla città dal piano di residenzialità messo in campo nel post terremoto per dare una casa alle aquilane e agli aquilani annovera come ultima proposta quella relativa ad un’intesa fra Invimit Sgr e Comune dell’Aquila per recuperare immobili oggi sottoutilizzati, restituendo loro funzione e condizioni manutentive adeguate.
La società, interamente partecipata dal ministero dell’Economia e vigilata da Banca d’Italia e Consob, provvederebbe, secondo l’intesa, ad affidare gli circa 1.600 alloggi del Progetto Case a un fondo gestito da Invimit stessa, con il Comune che riceverebbe quote del fondo e ne diventerebbe partecipante.
Nei giorni scorsi tale ipotesi aveva sollevato serie contestazioni da parte dei consiglieri comunali di opposizione Gianni Padovani ed Enrico Verini, preoccupazioni erano state sollevate anche dal consigliere Paolo Romano. Le critiche levate dai banchi in cui siedono le forze di minoranza riguardavano la possibilità di azioni speculative sul Progetto Case.
Tuttavia l’amministratore delegato di Invimit, Stefano Scalera, ha voluto rispondere alle critiche mosse dei consiglieri assicurando che l’iniziativa consentirebbe di reperire capitali per la riqualificazione degli alloggi senza nuovi oneri per l’ente.
«L’obiettivo non è sottrarre beni alla città, ma restituirli con nuove funzioni e servizi» ha affermato l’amministratore delegato, spiegando anche che secondo il piano di intesa costi di gestione, manutenzione e valorizzazione passerebbero al fondo, mentre il rischio resterebbe limitato al valore del patrimonio conferito, senza obbligo di versamenti aggiuntivi da parte del Comune. La destinazione indicata è anche sociale: «housing accessibile, canoni calmierati e student housing».
Ora non resta che lasciare lo spazio alla politica. La classe dirigente si trova infatti a dover rispondere ad un passaggio di transizione che potrebbe trasformare una soluzione di emergenza in un opportunità duratura per l’intera città, riconvertendo un ingente patrimonio immobiliare, nel caso contrario l’aiuto del post sisma potrebbe trasformarsi solamente in un luogo di degrado e di abbandono. Ne va del senso di una storia, dell’immagine di una città e del futuro delle generazioni a venire.
Quello che ora ci si aspetta è una deadline che chiarisca i tempi, i passaggi istituzionali e le garanzie al progetto.
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