29 Giugno 2026 - 11:56:13

di Tommaso Cotellessa

La povertà in Abruzzo non rappresenta più un’emergenza temporanea, ma un fenomeno sempre più strutturale che si intreccia con precarietà lavorativa, disagio abitativo e difficoltà di accesso alle cure. È l’allarme lanciato dalla Uil Abruzzo, che commenta i dati contenuti nel Rapporto Caritas 2026 – Indicazioni per le politiche di contrasto alla povertà.

Secondo il sindacato, nella regione il 20% della popolazione è a rischio di povertà: un cittadino su cinque, una percentuale che colloca l’Abruzzo in una posizione di forte vulnerabilità rispetto alla media del Centro-Nord e lo avvicina alle criticità storicamente registrate nel Mezzogiorno.

A evidenziare l’aggravarsi della situazione è anche la crescita dell’attività della rete Caritas. Le strutture di ascolto in Abruzzo e Molise sono passate dalle 65 del 2024 alle 75 del 2025, assistendo 6.656 persone, in aumento rispetto alle 6.453 dell’anno precedente. Tra i nuclei familiari seguiti regolarmente, sono 3.807 le famiglie assistite su un totale di 569.260 censite dall’Istat, pari a un’incidenza del 6,69 per mille.

Per Massimo Longaretti, componente della segreteria UIL Abruzzo e responsabile regionale Immigrazione, questi numeri raccontano solo una parte del fenomeno. «Restano escluse tutte le forme di povertà invisibile, transitoria o legata a condizioni di estrema marginalità che sfuggono alle rilevazioni ufficiali ma gravano quotidianamente sui servizi sociali», sottolinea.

Dal rapporto emerge infatti una condizione di fragilità che va ben oltre la sola mancanza di reddito. Le difficoltà economiche riguardano il 78,1% delle persone assistite, mentre il 44,2% presenta problemi occupazionali, segno di un mercato del lavoro che, sempre più spesso, non garantisce un reddito sufficiente per vivere dignitosamente. La vulnerabilità abitativa interessa invece il 34,9% degli utenti.

Tra gli aspetti più preoccupanti evidenziati dalla UIL c’è il rapporto tra povertà e salute. Nell’area Abruzzo-Molise il 17,1% delle persone assistite presenta una fragilità sanitaria, una quota superiore alla media nazionale del 16,1%. Secondo Longaretti, «chi è povero si ammala di più e incontra maggiori ostacoli nell’accesso alle cure». Il sindacato denuncia inoltre il fenomeno della rinuncia alle prestazioni sanitarie, causata sia dalle lunghe liste d’attesa sia dall’impossibilità economica di ricorrere alla sanità privata.

Il rapporto mette inoltre in luce una crescente polarizzazione generazionale. Oltre la metà delle famiglie aiutate a livello nazionale ha figli minori, un dato che, secondo la UIL, rischia di alimentare la trasmissione intergenerazionale della povertà e delle disuguaglianze. Parallelamente cresce il numero degli anziani in difficoltà: gli over 65 rappresentano ormai il 15,4% delle persone assistite, percentuale che sale al 26,3% considerando i soli cittadini italiani. Pensioni insufficienti, aumento del costo della vita e bisogni assistenziali sempre maggiori contribuiscono ad aggravare il quadro.

Il sindacato richiama anche l’attenzione sul ruolo dei servizi pubblici. Soltanto l’8% delle persone seguite dalla Caritas, evidenzia il rapporto, risulta preso in carico dai servizi territoriali. Una situazione che, secondo la UIL, dimostra come il terzo settore e il volontariato rappresentino una risorsa fondamentale, ma non possano sostituirsi alle istituzioni.

Da qui l’appello rivolto alla Regione Abruzzo e agli enti locali affinché vengano adottate misure strutturali. Tra le priorità indicate figurano il rafforzamento delle politiche attive del lavoro e il contrasto al precariato, il potenziamento della sanità pubblica regionale, un piano sociale straordinario e la piena attuazione dei Livelli essenziali delle prestazioni sociali (LEPS). L’obiettivo, sottolinea la UIL, è sostenere le oltre 3.800 famiglie già in condizioni di grave difficoltà e prevenire l’impoverimento di una fascia sempre più ampia di ceto medio.

«Il Rapporto Caritas – conclude Longaretti – non è soltanto una raccolta di dati statistici, ma il grido d’aiuto di migliaia di famiglie abruzzesi. Non può esserci sviluppo economico senza coesione sociale, dignità del lavoro e pieno diritto alla salute».