04 Luglio 2026 - 16:01:47
di Martina Colabianchi
Quindici milioni di euro già stanziati e pronti per essere spesi per le vasche di decantazione del fiume. I progetti c’erano, i soldi pure: a mancare è stata solo la volontà di fare.
È quanto raccontano le indagini portate avanti, e ora concluse, dalla Procura di Ravenna relativamente alle devastanti alluvioni che hanno colpito la Romagna tra il 2023 e il 2024 quando diverse esondazioni investirono soprattutto Faenza e i comuni limitrofi, provocando 17 vittime.
I magistrati hanno iscritto nel registro degli indagati quattordici persone, tra cui progettisti esecutivi, dirigenti comunali e vertici dell’Agenzia regionale per la Sicurezza territoriale e la Protezione civile, con l’accusa di inerzia, ritardi e omissioni. A loro viene contestato, in particolare, di aver lasciato marcire nei cassetti progetti necessari e ingenti risorse economiche per il contrasto al dissesto idrogeologico. Nello specifico, erano disponibili oltre 15 milioni di euro stanziati in un lunghissimo arco temporale, tra il 2000 e il 2018, rimasti però inutilizzati mentre la progettazione esecutiva e gli espropri si impantanavano negli uffici.
Tra le opere in questione figurano interventi strategici come le casse di espansione sul fiume Senio che, capaci di ridurre la portata delle piene del 20-30%, sarebbero state realizzate in modo inadeguato o lasciate incompiute.
Se sarà certamente la magistratura ad accertare le singole responsabilità penali per i reati contestati, dal quadro delineato dalla Procura emerge un aspetto che non si può tralasciare e che molto dice anche ad una Regione come la nostra che conosce, e bene, la portata tragica degli eventi calamitosi.
Ad emergere è una sorta di deresponsabilizzazione legata alla sicurezza del posto di lavoro che ci si trova a ricoprire. Troppo spesso, tra i corridoi dei Ministeri, delle Regioni e degli enti locali, si fa strada l’idea che l’impiego pubblico sia una sorta di “porto franco”, un ecosistema in cui il diritto al lavoro si sleghi completamente dal dovere del risultato.
Per questo, eventi dal portato tragico come quello in Emilia Romagna, dove 17 persone hanno perso la vita probabilmente anche a causa dell’inerzia di qualcuno, sono utili a ricordare a tutti un fondamento del nostro vivere civile: la Pubblica Amministrazione esiste in funzione del cittadino e della comunità, non per autoconservare se stessa.
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