06 Luglio 2026 - 17:10:00

di Vanni Biordi

Nella sede del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, a Roma, sono stati annunciati i vincitori della quinta edizione del Premio Giuseppe Zilli per il giornalismo. Nel corso della conferenza stampa, è stato presentato, inoltre, l’annullo filatelico temporaneo dedicato al Premio e il programma dei giorni del Premio.

Fano Adriano (TE) ospita dal 17 al 19 luglio 2026 la quinta edizione del Premio Giuseppe Zilli, l’appuntamento nato per ricordare l’eredità di un sacerdote e giornalista che ha raccontato la trasformazione della Chiesa italiana con uno sguardo attento agli ultimi.

La giuria, guidata da Lucio Caracciolo, direttore di Limes, ha scelto cinque vincitori. Lina Palmerini per la carta stampata, Vincenzo Morgante per la televisione, Liala Antonino per il web, Sonia Filippazzi per la radio. Franco Cardini riceve il premio alla carriera. Due riconoscimenti speciali completano l’edizione, uno all’Università di Teramo e uno alla memoria di Sandro Galantini, direttore del premio scomparso a maggio.

Caracciolo affida alla presentazione romana, nella sede del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, una riflessione che va oltre la cronaca del riconoscimento. «Il dovere della verità è un motto molto impegnativo. Oggi forse parlerei soprattutto di onestà intellettuale, in una fase storica in cui siamo coinvolti non solo in guerre militari, ma anche in una guerra delle informazioni», dice il direttore di Limes.

Le sue parole toccano un punto che riguarda ogni redazione italiana, la tentazione di rinchiudersi nelle bolle digitali invece di verificare e raccontare.

Marina Marinucci, presidente dell’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo, ricorda la figura di don Zilli con un’osservazione utile a capire il senso del premio. «Don Giuseppe Zilli è stato un anticipatore dei tempi, ha messo al centro le persone più fragili, il rispetto della dignità umana e un’informazione inclusiva quando questi temi non erano ancora patrimonio della deontologia giornalistica», spiega la Marinucci. Il collegamento tra deontologia e attualità torna anche nelle parole di Stefano Pallotta, consigliere nazionale dell’Ordine, secondo cui «la deontologia non è un insieme di regole per i giornalisti, ma un patto con i cittadini».

Il programma della manifestazione unisce cultura, fede e informazione. Si parte venerdì 17 luglio nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo con un incontro sui boschi vetusti del Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, seguito dalla proiezione del film Parola di Tommaso, dedicato al primo biografo di San Francesco. Sabato 18 luglio arriva l’annullo filatelico speciale di Poste Italiane, presentato in piazza. La cerimonia di premiazione si tiene la sera stessa all’Eremo dell’Annunziata, condotta da Roberta Lanfranchi con le musiche di Arturo Valiante. Domenica 19 luglio la giornata si chiude con la messa nella chiesa parrocchiale, la visita guidata ai tesori artistici del borgo e l’incontro con Laura Canali, cartografa di Limes, che presenta il suo libro sulla situazione israelo palestinese.

Un aspetto che mi piace riguarda il rapporto tra il premio e il territorio che lo ospita. Fano Adriano conta poche centinaia di residenti stabili e vive, come molti comuni dell’entroterra abruzzese, il rischio dello spopolamento. Un premio nazionale con giurati come Caracciolo e Morcellini porta visibilità mediatica e quello che spero è che questa visibilità si traduca in ricadute concrete per l’economia locale, penso all’ospitalità, ai piccoli esercizi commerciali, ai servizi che un borgo di montagna fatica a mantenere tutto l’anno. Il vicepresidente del consiglio comunale, Carlo Di Bonaventura, parla di una scommessa vinta, sarebbe utile lavorare sulle presenze turistiche, anche quelle generate nelle scorse edizioni, così da dimostrare con numeri quello che oggi resta affidato solo alle dichiarazioni.

Un’altra considerazione riguarda la giuria. Il legame stretto con la rivista Limes, con tre componenti provenienti dallo stesso ambiente geopolitico, rafforza la coerenza tematica del premio ma restringe anche la pluralità degli sguardi critici applicati al giornalismo italiano contemporaneo. Un allargamento a firme di testate diverse per orientamento editoriale renderebbe il verdetto più rappresentativo dell’intero panorama dell’informazione, non solo di una sua parte, per quanto autorevole e credibile.