07 Luglio 2026 - 12:57:25
di Vanni Biordi
All’Auditorium del Parco dell’Aquila i Vigili del Fuoco si sono riuniti per fare il punto sulla protezione del patrimonio culturale durante i terremoti. Scegliere L’Aquila significa riconoscere un simbolo.
Il sisma del 2009 ha cambiato per sempre il modo di salvare la storia. Quando crolla un campanile o si fessura una navata il danno non è solo economico. Si spezza il filo che unisce una comunità alla sua terra. Il Corpo nazionale interviene subito dopo le prime scosse. I pompieri valutano i danni strutturali e riducono i rischi residui. Poi costruiscono le opere provvisionali, cioè le strutture temporanee che sorreggono i muri pericolanti. Questo lavoro garantisce la sicurezza dei cittadini e permette ai restauratori di entrare in azione.

«Quello dell’Aquila è stato un evento tragico che ha portato ad operazioni molto laboriose di soccorso e assistenza alla popolazione, ma dal punto di vista tecnico è stato proprio un momento fondante – ha dichiarato Eros Mannino, capo del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco -. Ci siamo infatti dovuti preoccupare dimettere in sicurezza gli edifici in modo sistematico, quindi abbiamo creato nuove metodologie per mettere in sicurezza provvisionalmente gli edifici affinché ci sia sicurezza per chi ci passa vicino, ma anche soprattutto per tutelare i beni culturali, le chiese che potrebbero essere compromesse in caso di repliche sismiche, ma anche il materiale che sta dentro gli edifici culturali che va recuperato per essere poi avviato al restauro».
«L’esperienza aquilana è stata fondamentale – ha detto Mauro Caciolai, in servizio a L’Aquila nella fase emergenziale del terremoto -. È stato un momento di grande condivisione del corpo nazionale in tutte le sue sfaccettature. Siamo riusciti a far convergere in una città e in un nucleo tutte le conoscenze che avevamo acquisito. Da quel periodo in poi, abbiamo fatto in modo che ci fosse un unico modo per affrontare queste opere provvisionali e che si potesse fare formazione già fin dai corsi di ingresso».
Al convegno i Vigili del Fuoco hanno presentato tre nuovi strumenti operativi. Il Vademecum STOP contiene le schede tecniche per progettare puntellature e sistemi di contrasto. Questo testo standardizza le soluzioni per rendere i soccorsi rapidi e uniformi.
Il Manuale Opere Provvisionali raccoglie i criteri scientifici e gli esempi pratici nati dall’esperienza sul campo.
Il Vademecum TEC spiega le modalità concrete per montare le strutture in quota e fare gli ancoraggi. I tre documenti trasformano l’esperienza vissuta nel caos dei crolli in regole precise. Il sistema funziona grazie alla collaborazione con l’Università di Udine. Questa sinergia unisce la ricerca scientifica all’azione immediata dei moduli operativi.
«Questi tre documenti così importanti sono nati durante il terremoto perché c’era l’esigenza di trovare una modalità che potesse mettere le squadre nelle condizioni di poter operare subito in sicurezza e bene – ha spiegato il direttore regionale dei Vigli del Fuoco Gennaro Tornatore -. Un gruppo di ingegneri del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco si è messo intorno a un tavolo e ha incominciato a creare queste schede, che nel tempo hanno avuto dei miglioramenti e hanno soprattutto dato riscontro a tutte le problematiche che venivano fuori durante e dopo il terremoto. Questo ha consentito a L’Aquila di rinascere così bella e alle ditte di fare i restauri così come dovevano essere previsti. Se noi avessimo abbandonato L’Aquila in quel momento, non so se ci sarebbero state le condizioni che ancora oggi ci sono di mettere mano agli edifici. Sulla base delle nostre esperienze, anche le università hanno fatto poi i loro studi su tutto questo. Siamo molto fieri dei nostri colleghi e del fatto che a L’Aquila sono nati i droni, quindi l’utilizzo dei droni all’interno delle nostre attività che dall’antincendio boschivo, fino ad entrare all’interno degli edifici per capire la situazione, sono fondamentali».
C’è però un elemento centrale che i manuali tecnici non possono codificare ed è la vera resilienza di un monumento che non dipende solo dai pali di legno o dai tiranti d’acciaio installati dopo il disastro. Il successo di un cantiere d’emergenza si decide nei mesi precedenti attraverso la conoscenza profonda dei materiali locali.
Ogni territorio usa malte, pietre e legni specifici. Capire come questi elementi antichi reagiscono al legname moderno dei soccorritori previene danni peggiori durante l’assestamento del suolo.
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