13 Luglio 2026 - 10:12:35
di Vanni Biordi
L’Aquila ha ospitato giovedì 25 giugno la firma del protocollo d’intesa “La Strada che apre le porte dei Parchi”.
Nella sala Silone di palazzo dell’Emiciclo si sono seduti allo stesso tavolo Strada dei Parchi, il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, il Parco Nazionale della Maiella, il Parco Regionale Sirente Velino e il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. L’accordo dura 36 mesi e riguarda le autostrade A24 e A25, due arterie che attraversano alcune delle aree protette più importanti d’Italia. Il testo punta su due obiettivi.
La sicurezza di automobilisti e fauna, e la promozione turistica dei territori. I firmatari prevedono totem interattivi, campagne digitali, affissioni e una mappatura dei tratti dove gli attraversamenti animali sono più frequenti.
L’amministratore delegato di Strada dei Parchi, Costantino Ivoi, ha definito l’intesa «la naturale riaffermazione di una missione». Il vicepresidente della Regione Abruzzo, Emanuele Imprudente, l’ha chiamata «un risultato di straordinaria importanza per l’Abruzzo». Parole d’ordinanza, che raccontano l’entusiasmo istituzionale ma non spiegano i numeri. Qui sta il problema. Il protocollo non contiene cifre.
Non c’è un budget dichiarato, non ci sono target di riduzione degli incidenti, non c’è una scadenza per la mappatura. Restano azioni già avviate in passato, come le barriere anti attraversamento, riproposte come parte di un piano nuovo.
Il commissario della Maiella, Lucio Zazzara, ha parlato di un’occasione per «rafforzare la tutela e la valorizzazione del territorio». Il commissario del Gran Sasso, Patrizio Schiazza, ha definito l’accordo «una piattaforma strategica di cooperazione multidisciplinare». Espressioni che pesano poco senza un cronoprogramma pubblico. Chi guida ogni giorno su A24 e A25 conosce il problema concreto. Gli attraversamenti di lupi, orsi e camosci restano un rischio reale, soprattutto di notte. Un protocollo utile dovrebbe indicare subito quali tratti riceveranno le prime barriere e quando, non solo annunciare un gruppo di lavoro che deve ancora definire tempi e modalità. Andrebbe considerato il tipo di incidenti che il protocollo vuole prevenire. Gli scontri con la fauna selvatica sull’A24 e sull’A25 non avvengono in modo uniforme lungo tutto il tracciato.
Si concentrano in pochi chilometri, quelli dove le montagne si stringono attorno alla carreggiata e obbligano gli animali a attraversare per spostarsi da un versante all’altro. Un protocollo che voglia funzionare davvero dovrebbe partire da lì, pubblicando la mappa dei punti critici prima ancora di installare un totem, perché sapere dove interviene per primo l’ente gestore vale più di qualunque comunicato firmato in pompa magna. C’è l’assenza di un cronoprogramma vincolante. Il Gruppo di Lavoro deve ancora programmare le iniziative e definire tempi, modalità e risorse. Questo significa che a 36 mesi dalla firma tutto può ancora essere in fase di definizione, senza che nessuno debba rendere conto di eventuali ritardi.
In buona sostanza, il documento elenca impegni generici come lo scambio di dati e la mappatura faunistica senza indicatori misurabili. Ogni impegno dovrebbe avere una data di verifica pubblica. Non si cita alcun finanziamento né la sua provenienza. Si dovrebbe indicare almeno l’ordine di grandezza delle risorse stanziate da Strada dei Parchi. Le dichiarazioni dei firmatari ripetono concetti già sentiti in altri protocolli abruzzesi. Converrebbe sostituire le frasi di circostanza con un dato concreto per ogni parco firmatario, per esempio il numero di investimenti di fauna registrati nell’ultimo anno.
E poi, le dichiarazioni fatte non menzionano il coinvolgimento dei residenti dei comuni attraversati dalle due autostrade, che vivono ogni giorno il rischio di incidenti con la fauna e che potrebbero segnalare i punti più pericolosi meglio di qualunque sensore.
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